Edizione html
il manifesto 2012.02.12 - 03 EUROPA
EUROPA
Senza migranti non ci sarà benessere Facciamoli votare
COMMENTO - Thorbjørn Jagland *
COMMENTO - Thorbjørn Jagland *
Bisogna ideare una strategia per la gestione democratica della diversità. Questa è la grande sfida del momento, forse più importante dell'economia, dell'energia e delle minacce militari. Purtroppo, abbiamo trascurato questo problema. E abbiamo fatto male. Sono certo che tutti si rendano conto che negli ultimi tempi discriminazione e intolleranza hanno raggiunto livelli molto preoccupanti. Minoranze come Rom e musulmani sono emarginati e stigmatizzati. L'antisemitismo è in aumento e i partiti xenofobi guadagnano popolarità in diversi paesi europei. Con l'attuale crisi finanziaria, questa pericolosa tendenza è in continuo aumento. Io sono terrorizzato dall'idea di una recrudescenza della politica nazionalista. Se la tolleranza fallisce mentre il nazionalismo riempie le urne, per l'Europa sarà un disastro.
Ma c'è il pregiudizio nei confronti della diversità. Drammatici avvenimenti come il massacro di Utoya confermano la paura che abbiamo nei confronti dei gruppi culturali e religiosi diversi. Se continua così è facile prevedere che dai ghetti delle popolazioni migranti, si passerà all'odio parallelo delle due società.
Nell'estate del 2010 affidai a un gruppo di insigni politici europei uno studio sulla diversità e raccomandazioni per la pacifica convivenza. La soluzione fu trovata: 17 principi guida e 59 proposte di azione sotto forma di raccomandazioni strategiche. Ricevetti attestati di consenso da tutto il mondo. Serve solo la volontà di mettere queste strategie in pratica.
Prendiamo la questione dei Rom. C'è un solo stato che si sia realmente occupato di loro, che abbia difeso i loro interessi? E i profughi? I richiedenti asilo? E gli emigranti? Sono oltre 15 milioni gli irregolari. Non è necessario avere le carte in regola per essere titolari di diritti umani. Loro, invece, non ne hanno. Non godono nemmeno dei diritti fondamentali: l'istruzione, la salute, l'alloggio, la sicurezza. Niente. Uno dei programmi di maggiore successo del Consiglio d'Europa è quello delle città interculturali. Ma non basta il progetto, ci vuole l'attuazione. Non lasciamoci fuorviare dalla crisi dell'euro e dal terrore della recessione. Sappiamo bene che può anche andare peggio, se non interveniamo. Sono problemi che con una più ampia visione umana e sociale si possono risolvere. Invece, ci sono troppi stereotipi, distorsioni e pregiudizi a influenzare l'opinione pubblica, soprattutto nei confronti degli emigranti.
L'unica soluzione possibile è la coesione sociale. La diversità culturale è una caratteristica storica che non si può rimuovere: dobbiamo imparare a conviverci e cercare di trarne beneficio. In secondo luogo, bisogna rifiutare gli estremismi, la discriminazione, il razzismo, l'intolleranza e l'incitamento all'odio. Infine, ricordarci dei valori fondamentali che ci legano, sanciti dalla Convenzione europea dei diritti umani. Quindi dell'assoluta necessità di rispettare l'identità culturale, religiosa o etnica degli altri senza rinunciare alla propria.
Tutto inizia con l'istruzione. I giovani sono il nostro futuro, dobbiamo educarli ad accettare e apprezzare la diversità. A volte bastano cose semplici come l'insegnamento delle lingue straniere. Servirebbe un vasto programma di insegnamento delle lingue straniere non solo per i bambini in età scolare. L'Europa ha bisogno del multilinguismo per costruire una nuova società, che veda nella diversità il rispetto di ciascuno a scegliere la propria identità. Le persone vogliono godere della propria ricchezza culturale: essere marocchino e francese, turco e un tedesco al tempo stesso. Ma bisogna rispettare anche identità e diritti della cultura locale.
La tendenza verso la cittadinanza multipla è inarrestabile. Allora perché non fare votare gli emigranti alle elezioni locali, anche al di fuori dell'Unione Europea? Perché non offrire loro la cittadinanza? Ormai molte persone si integrano rapidamente nel tessuto sociale e dovrebbero potersi considerare cittadini come tutti gli altri. Le religioni sono profondi marcatori di identità. Ma troppo spesso sono usate come una copertura per l'estremismo e l'intolleranza o utilizzate come espedienti per mettere in discussione la necessità di diversità. Come può così l'Europa diventare modello di democrazia e di coesione sociale nel mondo?
* Thorbjørn Jagland, laburista norvegese, è il segretario generale del Consiglio d'Europa . Questo è il discorso pronunciato ieri a Helsinki al meeting del Gruppo Arraiolos, costituito dai capi di stato di Finlandia, Austria, Germania, Ungheria, Lettonia, Portogallo, Polonia, Slovenia e Italia sui fenomeni di intolleranza e razzismo.
Ma c'è il pregiudizio nei confronti della diversità. Drammatici avvenimenti come il massacro di Utoya confermano la paura che abbiamo nei confronti dei gruppi culturali e religiosi diversi. Se continua così è facile prevedere che dai ghetti delle popolazioni migranti, si passerà all'odio parallelo delle due società.
Nell'estate del 2010 affidai a un gruppo di insigni politici europei uno studio sulla diversità e raccomandazioni per la pacifica convivenza. La soluzione fu trovata: 17 principi guida e 59 proposte di azione sotto forma di raccomandazioni strategiche. Ricevetti attestati di consenso da tutto il mondo. Serve solo la volontà di mettere queste strategie in pratica.
Prendiamo la questione dei Rom. C'è un solo stato che si sia realmente occupato di loro, che abbia difeso i loro interessi? E i profughi? I richiedenti asilo? E gli emigranti? Sono oltre 15 milioni gli irregolari. Non è necessario avere le carte in regola per essere titolari di diritti umani. Loro, invece, non ne hanno. Non godono nemmeno dei diritti fondamentali: l'istruzione, la salute, l'alloggio, la sicurezza. Niente. Uno dei programmi di maggiore successo del Consiglio d'Europa è quello delle città interculturali. Ma non basta il progetto, ci vuole l'attuazione. Non lasciamoci fuorviare dalla crisi dell'euro e dal terrore della recessione. Sappiamo bene che può anche andare peggio, se non interveniamo. Sono problemi che con una più ampia visione umana e sociale si possono risolvere. Invece, ci sono troppi stereotipi, distorsioni e pregiudizi a influenzare l'opinione pubblica, soprattutto nei confronti degli emigranti.
L'unica soluzione possibile è la coesione sociale. La diversità culturale è una caratteristica storica che non si può rimuovere: dobbiamo imparare a conviverci e cercare di trarne beneficio. In secondo luogo, bisogna rifiutare gli estremismi, la discriminazione, il razzismo, l'intolleranza e l'incitamento all'odio. Infine, ricordarci dei valori fondamentali che ci legano, sanciti dalla Convenzione europea dei diritti umani. Quindi dell'assoluta necessità di rispettare l'identità culturale, religiosa o etnica degli altri senza rinunciare alla propria.
Tutto inizia con l'istruzione. I giovani sono il nostro futuro, dobbiamo educarli ad accettare e apprezzare la diversità. A volte bastano cose semplici come l'insegnamento delle lingue straniere. Servirebbe un vasto programma di insegnamento delle lingue straniere non solo per i bambini in età scolare. L'Europa ha bisogno del multilinguismo per costruire una nuova società, che veda nella diversità il rispetto di ciascuno a scegliere la propria identità. Le persone vogliono godere della propria ricchezza culturale: essere marocchino e francese, turco e un tedesco al tempo stesso. Ma bisogna rispettare anche identità e diritti della cultura locale.
La tendenza verso la cittadinanza multipla è inarrestabile. Allora perché non fare votare gli emigranti alle elezioni locali, anche al di fuori dell'Unione Europea? Perché non offrire loro la cittadinanza? Ormai molte persone si integrano rapidamente nel tessuto sociale e dovrebbero potersi considerare cittadini come tutti gli altri. Le religioni sono profondi marcatori di identità. Ma troppo spesso sono usate come una copertura per l'estremismo e l'intolleranza o utilizzate come espedienti per mettere in discussione la necessità di diversità. Come può così l'Europa diventare modello di democrazia e di coesione sociale nel mondo?
* Thorbjørn Jagland, laburista norvegese, è il segretario generale del Consiglio d'Europa . Questo è il discorso pronunciato ieri a Helsinki al meeting del Gruppo Arraiolos, costituito dai capi di stato di Finlandia, Austria, Germania, Ungheria, Lettonia, Portogallo, Polonia, Slovenia e Italia sui fenomeni di intolleranza e razzismo.
RASSEGNE
Charles Dickens, "cineasta"
Nel bicentenario della nascita dello scrittore eventi, mostre, convegni, riedizioni di libri e di film tratti dai suoi romanzi. Un genio letterario considerato, da Eizenstein in poi, l'anticipatore, se non l'inventore della narrativa cinematografica.
Di Mariuccia Ciotta
compleanno
Quando l’euro
infiammava i giornali
infiammava i giornali
Il 1° gennaio 2002, entrava in circolazione la moneta unica, creata nel 1999. L’euforia mediatica che allora l’accompagnò cozza contro i dubbi che suscita oggi. L’euro arriverà o no a spegnere la sua undicesima candelina?
di ANTOINE SCHWARTZi
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
redazione
Cinzia Gubbini
multimedia
Flaviano De Luca
gestione
Tiziana Ferri
Paola Capitani
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Cinzia Gubbini
multimedia
Flaviano De Luca
gestione
Tiziana Ferri
Paola Capitani
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
consiglio d'amministrazione Valentino Parlato (presidente), Emanuele Bevilacqua, Ugo Mattei, Gabriele Polo, Miriam Ricci
direttore responsabile Norma Rangeri
vicedirettore Angelo Mastrandrea
caporedattori Roberto Zanini, Marco Boccitto, Massimo Giannetti,Giulia Sbarigia, Micaela Bongi, Sara Farolfi, Giuliana Poletto (ufficio grafici)
il manifesto coop. editrice a r.l.
P.iva 00995901006 C.F. 01438540583
- Lic. SIAE num. 1727/I/1773 - privacy del sito -
P.iva 00995901006 C.F. 01438540583
- Lic. SIAE num. 1727/I/1773 - privacy del sito -
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it





•