il manifesto - 16 Marzo 2003
Polemica a Torino sul rimpatrio dei minori
La giunta Chiamparino cerca una soluzione alla criminalità minorile. Le associazioni: «Non è la strada giusta»
EZIO VALLAROLO
TORINO
Molti già lo chiamano il «Cpt per minori», e sulla faccenda l'aria politica si sta facendo pesante a Torino. Ieri, un incontro ha messo a confronto la giunta comunale e la variegata realtà del privato sociale che, secondo i piani, dovrebbe partecipare al progetto della «comunità protetta» per i minori stranieri non accompagnati che si «macchiano» di reati. Ma com'è noto, ad allarmare le tante realtà che si occupano di immigrazione nella città, è principalmente l'obiettivo del rimpatrio assistito dei ragazzi che verranno ospitati nella comunità. Durante l'assemblea di ieri, non priva di tensioni, è stato anche presentato un documento di proposte per una nuova intesa tra istituzioni e lo stesso arcipelago del privato sociale. Una soluzione che l'assessore comunale Stefano Lepri, presente al confronto, ha ribadito essere per lui necessaria: «Su questo argomento - ha spiegato l'esponente della giunta Chiamparino - ci sono stati degli equivoci dovuti anche a nostre responsabilità, soprattutto sui metodi di comunicazione adottati. Noi crediamo nella partecipazione ampia ai progetti decisionali, ma è anche tempo di essere chiari. Il documento presentato oggi, pur condividendone l'analisi dei problemi, si dimostra ingeneroso con l'amministrazione. La domanda principale da porsi è questa: è dovuta l'accoglienza stabile a tutti i minori non accompagnati? A mio avviso non è così scontato. Il fenomeno di immigrazione di giovani stranieri, soprattutto marocchini e rumeni, è in forte crescita e va governato». A questo punto l'assessore Lepri va giù duro, e spiega senza fronzoli le intenzioni del comune di Torino: «Se dovessimo scegliere di accoglierli tutti, si correrebbe il rischio di far scattare un meccanismo attrattivo verso la nostra città. Io penso che la questione vada affrontata negli stessi termini di quella che riguarda gli adulti. Sono d'accordo nell'investire di più nell'educativa di strada e negli affidamenti ma anche la comunità protetta, in via sperimentale, è necessaria».

Una decisione che sta aprendo un dibattito anche all'interno della maggioranza che sostiene la giunta Chiamparino. Domenico Gallo, consigliere dei Comunisti italiani e presidente della IV commissione sanità e assistenza ha inviato un alettera chiedendo al sindaco di ripensarci. «La città vuol dare un segnale forte ad un certo mondo e cioè 'Torino non è la città di Bengodi', forse è questo il brutto messaggio che si sta cercando di dare. ...», scrive Gallo, sottolineando, tra l'altro, come la questione del rimpatrio di minori sia molto complessa. Oltre una ventina di realtà del mondo del volontariato, del privato sociale e dell'associazionismo, di diversa estrazione e orientamento politico - si va dai Disobbedienti e dal Gruppo migranti Torino social forum all'Associazione salesiana di animazione interculturale e al Gruppo Abele, da Save the children Italia a Diafa al Maghreb e altri - hanno sottoscritto un documento presentato ieri. La soluzione studiata dall'amministrazione viene definita «non adeguata», in particolare perché renderebbe «impossibile costruire un rapporto di fiducia e una relazione educativa con minori abituati alla vita di strada». Il rischio è che i giovani «reagiscano con violenza e atti di autolesionismo», come già avviene nei centri di permanenza temporanea. Una bocciatura del progetto che si concretizza nella richiesta finale, rivolta al comune e cioè che «non venga realizzata la struttura comunitaria protetta secondo le modalità delineate nell' invito alla trattativa privata».