| Bambini di strada stranieri in Italia Per il governo
è un'emergenza sociale L. G. Sarebbero più di 23mila i meninos de rua all'italiana. Ossia i bambini e i ragazzi stranieri che sopravvivono da soli nelle nostre strade con espedienti o piccoli crimini. La stima, datata dicembre 2002, è stata realizzata dall'Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali dell'Università di Urbino per il Comitato minori stranieri istituito presso il ministero del Welfare; e inquadra il fenomeno come «emergenza sociale». La maggioranza di questi ragazzi infatti, che per lo più provengono dall'Albania, dal Marocco, dalla Romania e dalla ex Jugoslavia, scappano dai centri di prima accoglienza cui vengono assegnati, correndo così il rischio di venire coinvolti in attività «devianti». Secondo le stime del Comitato, dei minori non accompagnati censiti nel 2000 circa il 17% ha commesso o subìto un reato. Questo è quello che realmente accade, nonostante nel nostro paese i piccoli soli dovrebbero essere protetti. La legge italiana prevede infatti la collocazione di questi ragazzi in luoghi sicuri, in cui siano seguiti da un tutore personale; prevede l'avvio di indagini per rintracciarne la famiglia e, qualora si renda necessario, l'affidamento o l'adozione nel nostro paese. Il problema, come denuncia il procuratore dei minori di Ancona Ugo Pastore, è che nei centri di accoglienza i ragazzi trovano «un intervento formale, un letto, un pasto caldo ma non un'alternativa di vita, prospettata da operatori preparati, che parlino la loro lingua e siano in grado di proporre ai giovani ospiti un inserimento scolastico o un apprendistato». Con la legge Bossi-Fini, poi, il problema non potrà che aggravarsi ulteriormente vista la vaghezza sugli enti che dovranno gestire le strutture di accoglienza e sul destino dei ragazzi una volta arrivati ai 18 anni. |