| Diritto d'asilo, una valanga di rifiuti La commissione del governo respinge quasi tutte le domande. Anche di chi rischia la vita nel paese di origine CINZIA GUBBINI ROMA Dinieghi su dinieghi. E' quello che succede negli ultimi mesi in seno alla Commissione centrale per il diritto d'asilo. L'organo, cioè, che ha il compito di esaminare le storie personali dei profughi che chiedono di ottenere lo status di rifugiati. Tra le associazioni che monitorano l'applicazione del diritto d'asilo in Italia, è allarme. I motivi del respingimento delle richieste, denunciano gli operatori, sono sempre più incomprensibili. E soprattutto preoccupano i numeri. Non ci sono dati precisi, si tratta di continue segnalazioni che provengono da tutt'Italia. Ma per farsi un'idea - come denuncia l'Arci - in Toscana su 42 domande presentate, 40 sono state respinte. La situazione è sospetta, soprattutto alla luce delle numerose polemiche scatenate dalla maggioranza - durante la gestazione della Bossi-Fini - sul rischio che il «canale dei rifugiati» diventasse quello più battutto da chi cerca di venire a vivere in Italia. Si mettevano all'indice presunte «falsificazioni», e per questo la legge Bossi-Fini - che ridisegna la procedura per l'esame delle domande - ha scelto il pugno duro anche per gli asilanti, per esempio prevedendo l'istituzione di centri di permanenza temporanea per profughi. Di certo se la Commissione - i cui membri sono tutti di nomina governativa, tranne che per il rappresentante delle Nazioni unite, che ha solo voto consultivo - continuerà a regalare manciate di dinieghi, in breve avremo dati sconvolgenti sulla quantità di «falsari» nascosti tra le fila dei profughi. Per questo le associazioni si sono già messe in moto per raccogliere testimonianze e documenti che sostanzino le «preoccupazioni» sul comportamento della Commissione. «Innanzitutto sono sempre più gravi i difetti di motivazione: la Commissione usa frasi generiche per respingere le richieste, e non contesta nel merito i fatti raccontati - denuncia Gianfranco Schiavone, del Consorzio italiano di solidarietà - e poi c'è una sempre più palese sottovalutazione del carattere politico dei paesi da cui provengono i profughi. Sono sempre più frequenti frasi del tipo "Il suo è un paese democratico" ». Anche Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell'Arci, denuncia i recenti verdetti della Commissione: «E' stata respinta la richiesta di un nigeriano cattolico, a cui era stata sterminata la famiglia, sostenendo che non si tratta di "persecuzione personale". Purtroppo non è stato neanche rilasciato un permesso umanitario, come veniva fatto in precedenza, quando i documenti presentati dimostravano che la persona non poteva essere rimpatriata, a rischio della vita». L'Arci ha lanciato la campagna «Adotta un ricorso» (www.arci.it) per poter continuare a presentare ricorsi contro i dinieghi, che costano circa 300 euro l'uno. Ma chi arriva a sostenere il colloqui con la Commissione, è già fortunato. «Il problema in Italia è quello che non c'è», commenta Schiavone. Può sembrare incredibile, ma non esitono servizi «civili» adibiti all'orientamento dei migranti che attraversano i nostri confini. Un decreto, approvato nel 2000, prevede l'istituzione di «servizi informativi» ai valichi di frontiera, come se fosse uso tra i migranti irregolari presentarsi agli uffici di frontiera. Oltretutto di questi «servizi informativi» ne esistono pochissimi. Quindi mancano del tutto «antenne» di qualche tipo in grado di captare il flusso dei potenziali richiedenti asilo «clandestini». Ma i problemi non sono solo questi: anche una volta "intercettati", per gli immigrati accedere alle procedure d'asilo è difficile. L'avvocato siciliano Fulvio Vassallo Paleologo denuncia: «nei centri di permanenza mancano gli interpreti ufficiali, e la negazione dei basilari diritti di difesa è quotidiana. E quando si vieta l'accesso alle organizzazioni indipendenti, si amplificano tensioni di ogni genere e atti di autolesionismo» |