|
|
|
da "Il
Manifesto"
|
|
06 Febbraio 2001 Agguato al don Il "prete dei profughi" rapito per due ore da due sfruttatori E GIUSEPPE ROLLI - LECCE 'stato sequestrato e minacciato da due individui che gli hanno intimato, armati di pistola, di non occuparsi più delle ragazze che da tempo riesce a sottrarre al mercato della prostituzione. E' accaduto domenica sera. Il malcapitato? Don Cesare Lodeserto, direttore del centro di accoglienza Regina Pacis di San Foca, Lecce, e simbolo della lotta contro la criminalità organizzata albanese. Perché è questa che gestisce l'intero circuito delle donne-bambine, solitamente provenienti dalle zone rurali dei paesi dell'Est, da sfruttare, sotto il ricatto della vita, sui marciapiedi del sesso. In un anno il Regina Pacis ha "prodotto" circa duecento denunce, dando nome e cognome agli aguzzini di questa schiavitù da nuovo millennio. I fatti: il sacerdote, che da tempo vive sotto scorta armata proprio per la sua attività, poco dopo le 20 si allontana per recarsi vicino al mare distante pochi metri dove, abitualmente, seduto su uno scoglio, ama concedersi qualche attimo di meditazione sulla giornata trascorsa. Gli si avvicinano due albanesi, a volto scoperto e armati di pistola che, con garbo e celerità, lo costringono a seguirlo in una pineta situata alle spalle della struttura di accoglienza. Uno dei due inizia a parlare in un italiano perfetto, mentre l'altro si limita a girargli intorno lanciando qualche provocazione del tipo: "Hai finito di fare l'eroe". Poi arriva la prima minaccia: "Le ragazze che hai là dentro sono proprietà albanese - dice uno dei due - e la proprietà albanese non si tocca". Intanto il presidio dei carabinieri posto nel centro di accoglienza, allertato per la prolungata assenza del loro responsabile, si mette in moto e dà inizio alle ricerche. Si perlustra l'intera spiaggia, la macchia e ogni angolo di strada. L'allarme scatta anche in prefettura. Nel frattempo i due albanesi caricano le pistole e tentano, ma invano, di contattare l'autista che deve portarli via. E che deve portare via anche don Cesare. Passano circa due ore, sono le 22.15 e i carabinieri stanno entrando nella pineta. I due uomini decidono di fuggire promettendo al sacerdote che "non finisce qui". Don Cesare è sconvolto e viene accompagnato dai militari presso il centro Regina Pacis. "I due, certamente albanesi perché il loro linguaggio era tale - commenta - anche se erano armati, inizialmente mi hanno preso con le buone, chiedendomi di seguirli e di non avere problemi nel farlo. Già in passato si erano create intorno a questa attività del centro di accoglienza delle situazioni di rischio, anche se si pensava che le cose ormai prendessero una linea di serenità. Per questo la sera mi allontanavo, anche se di pochi metri, senza grosse difficoltà. Tuttavia non pensavo di poter trovare tali compagnie". E' questo il primo commento che, un po' ironicamente, ha dato il "prete dei profughi". Il suo resta un impegno verso gli "ultimi" e verso quelle forme di neo-schiavitù che fanno precipitare la nostra società nel più buio medioevo. In tutto questo la cosiddetta "tratta delle bianche" rappresenta l'esempio più lampante. Migliaia di giovani donne comprate e vendute come "merce umana". "Sono loro che mi danno la forza per continuare - dice Lodeserto - ed è con loro che voglio continuare su questo cammino. Vogliamo essere servi di tutti, ma schiavi di nessuno". Questa mattina, infatti, è volato in Moldavia a inaugurare un nuovo Regina Pacis con l'auspicio di creare la possibilità per nuove occasioni di lavoro per molte di queste ragazze. Lontano dai marciapiedi. |