Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati
SECONDO RAPPORTO SULL'INTEGRAZIONE DEGLI
IMMIGRATI IN ITALIA
APPROFONDIMENTI
CAPITOLO 3.4
LE PAURE DEGLI «ALTRI» SICUREZZA E
INSICUREZZA URBANA NELL’ESPERIENZA MIGRATORIA
1. La in\sicurezza di donne e uomini
migranti. Un rovesciamento di prospettiva
L’indagine qui presentata (1) si propone di individuare insicurezze, ostacoli e problemi che quanti arrivano nel nostro paese sperimentano nel percorso di accoglienza e integrazione, in relazione alla vita quotidiana nelle città. Problemi che necessitano, per superare il permanere di una condizione di tipo emergenziale, di un complesso di risposte sul piano politico istituzionale, ma anche socioculturale.
La questione della in\sicurezza, situata nell’ottica sperimentata dalla popolazione migrante, permette un rovesciamento rispetto ad una visione costruita dai media, in cui gli stranieri vengono considerati causa della nostra insicurezza. Lo stesso dibattito sociopolitico è stato caratterizzato da una crescente tendenza a guardare il fenomeno migratorio prevalentemente come fonte di turbamento dell’ordine pubblico; anche tra una parte consistente della popolazione italiana si è rafforzata l’idea che gli immigrati siano fonte di pericoli e minacce per la propria integrità.
Una serie di studi condotti nell’ultimo anno, per citare i più recenti, e ripresi anche dal Dossier della Caritas (2) presentato in ottobre 2000, tracciano un quadro fondamentalmente omogeneo di quest’allarme. A partire dalla ricerca del Censis (3) si dimostra che oltre un quinto della popolazione italiana (con punte che quasi raddoppiano in aree come il Nord Est) considera gli stranieri una minaccia alla propria incolumità e circa tre quarti arriva a pensare che ci sia una diretta correlazione fra immigrazione e crescita della criminalità.
Un’opinione già messa in luce dal sondaggio Ispo-Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati (4) che dimostra come il 73,5% del campione si dica molto o abbastanza d’accordo sul fatto che «la presenza degli immigrati aumenti la delinquenza».
Non meno allarmanti i dati forniti dalla Fondazione Nord Est (5) che, nel confronto europeo, mostrano un’Italia contraddittoria: da un lato disponibile a concedere diritti sociali, ma dall’altro impaurita e pronta a ritenere la questione dell’immigrazione un fatto di ordine pubblico (è questa l’opinione di un italiano su due).
D’altro canto, come è stato notato in studi specifici, gli immigrati che commettono reati sono più facilmente visibili e quindi producono maggiore allarme sociale. Il processo di «etichettamento», dovuto anche al fatto che i reati più comuni sono quelli «di strada», alimenta il pregiudizio della pericolosità dell’immigrato e al contempo lo rafforza agendo come un processo di causazione circolare. (6)
Infatti, nel costante collegamento tra allarme criminalità e richiesta di sicurezza da parte della popolazione autoctona che è andata via via crescendo - né si tratta solo di un fenomeno italiano - è divenuto sempre più evidente il processo di «etnicizzazione» che si riferisce a determinate categorie devianti e a specifiche attività delittuose. Questo toglie spazio anche alle istituzioni deputate al controllo del territorio, nel caso specifico alla polizia, per interventi di prevenzione che governino i problemi sociali del quotidiano urbano (7)
Si può dire dunque che proprio lo sguardo e la percezione dei migranti sulla loro in\sicurezza consente, attraverso l’esasperazione di problemi e difficoltà, di mettere in luce elementi di incertezza e paura che in questa fase storica toccano l’insieme della popolazione, nelle relazioni che si stabiliscono tra migranti e nativi. Infatti l’immigrazione diviene il catalizzatore di insicurezze per gli italiani in maniera non diversa da quanto già rilevato in paesi di più antica immigrazione. (8) Una parola catchword nella quale convergono, a seconda dei contesti, tutte le possibili paure dei pericoli che attraversano questa società: dalla delinquenza alla disoccupazione a una «invasione» che fa perdere identità e spazi propri.
Non a caso le situazioni di maggiore tensione si creano in quartieri e da parte di nativi appartenenti a ceti sociali da non molto usciti da condizioni di difficoltà materiali e, a volte, dopo un processo di difficile integrazione culturale con il territorio in cui abitano. E il sentirsi minacciati nelle «nuove» e recenti sicurezze da chi vive ancora una condizione da poco superata che fa emergere zone oscure e temere una regressione al passato. Si crea così un gioco di specchi che proietta inevitabilmente insicurezza addosso agli stranieri, i quali a loro volta si trovano a subire una situazione che rende difficile la creazione di forme di convivenza e di scambio con gli italiani, quando non produce esplicite tensioni. E' così che l’insicurezza plasma l’immagine che gli altri ti rimandano di te: un’immagine nella quale non ti riconosci e che genera confusione, rabbia, senso di impotenza.
Al tempo stesso possono produrre sentimenti di insicurezza i comportamenti agiti da una parte degli immigrati. I nuovi arrivati in alcuni casi forse generano diffidenza e paura in coloro che da più tempo vivono in Italia e godono ora di una discreta condizione di integrazione, che temono venga messa in discussione dai nuovi flussi migratori.
2. Contenuti e metodologia
a) Poiché, come è stato rilevato in questi anni in diversi studi, (9) la «sicurezza» è una categoria dalle molteplici sfaccettature che agisce in diverse sfere dell’esperienza e quindi in grado di cogliere la complessità della condizione migrante, l’analisi è stata condotta nei seguenti ambiti:
- in primo luogo le conseguenze delle insicurezze materiali - in un certo senso basilari - procurate dalle difficoltà e dalle discriminazioni connesse al lavoro, alla casa, alla lingua, quando non anche al permesso di soggiorno;
- in secondo luogo le insicurezze che possono determinarsi nel contatto quotidiano nella vita urbana (diffidenze, minacce, controlli, aggressioni, ecc.);
- in terzo luogo i disagi che possono derivare nell’uso dei servizi e nel rapporto con le istituzioni, dovuti alla incomprensione delle regole che li governano;
- in quarto luogo la percezione di pericolo e insicurezza che si gioca più nella sfera privata: lontananza dalla comunità originaria, rischio della perdita di sé determinata dalle trasformazioni che inevitabilmente segnano l’identità del\della migrante.
Questi nodi tematici vengono letti attraverso le differenti (talvolta anche simili) esperienze e percezioni maschili e femminili. Infatti, si parte dall’ipotesi che le differenze più rilevanti abbiano a che fare con la corporeità e la sessualità di donne e uomini e con la costruzione culturale e sociale - diversa appunto nei vari contesti di appartenenza - dei ruoli assegnati ai due sessi nell’uso degli spazi pubblici in relazione a quelli privati. (10)
In seconda istanza - ma non in ordine di importanza - gli stessi nodi tematici vengono letti in relazione a contesti geografici e urbani differenti per dimensioni, tipo di sviluppo produttivo, servizi offerti: al nord Torino e Reggio Emilia, al centro Prato e Roma, al sud Palermo.
In terzo luogo, la lettura dei fenomeni di in\sicurezza deve confrontarsi con le molteplici culture di appartenenza, che determinano sensibilità, valori e significati non coincidenti, e che a loro volta possono interagire differentemente con la popolazione autoctona.
b) La definizione del campione ha preso avvio dalla scelta dell’ambito territoriale, con l’obiettivo di dare rilevanza a diversi, specifici, contesti urbani, al fine di non appiattire i temi trattati.
Presa in considerazione la ripartizione geografica nazionale in nord, centro e sud, all’interno di tali zone sono stati selezionati ambiti urbani significativi in relazione al fenomeno immigratorio, a partire dal suo esordio fino agli andamenti peculiari più recenti, prendendo a riferimento alcune specifiche questioni (qui di seguito solo accennate). In particolare, Torino è un contesto urbano che, all’interno di un processo di riorganizzazione industriale, presenta una concentrazione di cittadini immigrati del 4,5%. Reggio Emilia, con una analoga concentrazione di 4,5%, ha assunto interesse per il tessuto economico in grado di offrire consistenti opportunità di occupazione. La città di Prato, oltre a rientrare nelle zone industriali caratterizzate da distretti locali, è la città italiana che presenta il più alto numero di appartenenti alla comunità cinese. Infine Palermo e Roma, dove prevale l’occupazione nel settore dei servizi. La prima, con una concentrazione di immigrati del 2,2% più vicina alla media nazionale, è prevalentemente territorio di arrivo e transito. La seconda, città emblematica dell’immigrazione in Italia, ha il numero più alto di presenze straniere che rappresentano il 5,4% della popolazione.
Considerando la numerosità totale degli stranieri nelle cinque città, che ammonta a 118.453 unità, si è proceduto al calcolo di un campione statisticamente rappresentativo che è risultato di 598 unità. (11) A questo punto, il campione statisticamente rappresentativo per il nostro universo di riferimento è stato di 600 cittadini immigrati da mettere a confronto sui temi della sicurezza urbana. Si è proceduto, così, a costruire un campione bilanciato, per quote omogenee per città, indipendentemente dalla variabile numerosità, sia per quanto concerne la popolazione autoctona che quella immigrata. Pertanto le interviste da somministrare sono state fissate in 120 (60 maschi e 60 femmine) per ogni città, in modo da consentire la comparabilità fra i diversi contesti urbani.
Si è trattato, in ultima analisi, di un campione stratificato
semplice con estrazione casuale. La proporzione campionaria per strato ha
riflettuto la proporzione della popolazione immigrata per paese di provenienza
sul totale dei residenti di ciascuna delle città considerate. Successivamente,
mediante le liste anagrafiche comunali, si è avviata l’estrazione casuale della
popolazione immigrata residente maschile e femminile, avente un’età compresa
tra i 18 e i 45 anni. La rilevazione è stata condotta nei mesi di giugno e
luglio 2000. (12)
Da un confronto è possibile affermare che il campione ha dimostrato di avere una buona tenuta, in quanto le porzioni calcolate (teoriche) e poi raggiunte per le singole comunità si avvicinano in modo piuttosto significativo nei singoli contesti urbani. Inoltre in un confronto di livello nazionale con le comunità degli stranieri presenti in Italia (cfr. Dossier statistico 2000, a cura della Caritas), lo scostamento risulta di pochi punti.
3. Descrizione del campione
Sono stati intervistati 604 soggetti (305 maschi e 299 femmine) in cinque città: Torino, Reggio Emilia, Prato, Roma, Palermo (60 maschi a Roma e Torino, 62 a Prato, 57 a Reggio Emilia, 66 a Palermo; 60 femmine a Roma, Prato, Torino, 64 a Reggio Emilia, 55 a Palermo).
L’area di provenienza più numerosa, sia per i maschi che le femmine, è l’Africa centrale e orientale, cui seguono l’Africa Nord e la Cina.
A Prato oltre la metà del campione è cinese, a Torino, Palermo e Reggio Emilia la presenza più numerosa è di uomini e donne provenienti dall’Africa (nord, centro e orientale), a Roma il numero più alto di provenienti dall’Est Europa e dalle Filippine; coloro che provengono dal subcontinente indiano si trovano soprattutto a Palermo. Riportiamo di seguito i dati parzialmente disaggregati a partire dai criteri di formazione dei campioni urbani. (13)
Area di
provenienza/nazionalità
|
|
Maschi |
Femmine |
Totale M/F |
|||
|
|
|
% |
|
% |
|
% |
|
Europa non comunitaria/Est |
50 |
16,4 |
39 |
13 0 |
89 |
14,7 |
|
Asia (altri paesi) |
5 |
1,6 |
15 |
5,0 |
20 |
3,3 |
|
Cina |
49 |
16,1 |
58 |
19,4 |
107 |
17,7 |
|
Filippine |
10 |
3,3 |
20 |
6,7 |
30 |
5,0 |
|
Subcontinente indiano
(India, Bangladesh, Pakistan Sri Lanka |
42 |
13,8 |
22 |
7,4 |
64 |
10,6 |
|
Africa nord (Tunisia,
Marocco, Egitto, Algeria |
63 |
20,7 |
48 |
16,1 |
111 |
18,4 |
|
Africa centrale, orientale |
64 |
21,0 |
64 |
21,4 |
128 |
21,2 |
|
America latina |
22 |
7,2 |
33 |
11,0 |
55 |
9,1 |
|
Totale |
305 |
100,0 |
299 |
100,0 |
604 |
100,0 |
|
|
Roma |
Prato |
Reggio E. |
Torino |
Palermo |
Totale |
||||||
|
|
M |
F |
M |
F |
M |
F |
M |
F |
M |
F |
M |
F |
|
Euro a Est |
18,3 |
20,0 |
22,6 |
11,7 |
10,5 |
15,6 |
28,3 |
11,7 |
3,0 |
5,5 |
16,4 |
13,0 |
|
Asia |
1,7 |
1,7 |
|
|
7,0 |
17,2 |
|
1,7 |
|
3,6 |
1,6 |
5,0 |
|
Cina |
11,7 |
13,3 |
51,6 |
68,3 |
10,5 |
12,5 |
|
5,0 |
1,5 |
1,8 |
16,1 |
19,4 |
|
Filippine |
10,0 |
18,3 |
|
5,0 |
|
|
1,7 |
3,3 |
4,5 |
7,3 |
3,3 |
6,7 |
|
Sub. indiano |
23,3 |
6,7 |
4,8 |
5,0 |
5,3 |
1,6 |
|
|
33,3 |
25,5 |
13,8 |
7,4 |
|
Africa nord |
18,3 |
16,7 |
9,7 |
3,3 |
24,6 |
17,2 |
28,3 |
20,0 |
22,7 |
23,6 |
20,7 |
16,1 |
|
Africa centrale |
8,3 |
15,0 |
11,3 |
6,7 |
26,3 |
21,9 |
26,7 |
31,7 |
31,8 |
32,7 |
21,0 |
21,4 |
|
America latina |
8,3 |
8,3 |
|
|
15,8 |
14,1 |
10,0 |
31,7 |
|
3,0 |
7,2 |
11,0 |
|
Totale |
100 |
100 |
100 |
100 |
100 |
100 |
100 |
100 |
100 |
100 |
100 |
100 |
L’età di circa la metà dei maschi e delle femmine è compresa fra i trenta e i quaranta anni; i giovani al di sotto dei trenta sono il 35% e una percentuale di quattro punti superiore per le donne. Come si vede più avanti, c’è una correlazione diretta fra età degli intervistati e durata del loro soggiorno in Italia: i più giovani sono arrivati in Italia soprattutto negli ultimi cinque anni, i quarantenni e oltre, per oltre la metà, hanno una permanenza più che decennale. I maschi più giovani provengono dall’Asia, le femmine dall’Europa dell’Est; dall’America Latina i più vecchi di entrambi i sessi.
Sia nei maschi che nelle femmine prevale una scolarità medio-alta: quasi la metà (45% M e 41,1% F) ha frequentato dagli 11 ai 15 anni, corrispondenti a una scuola superiore. In condizione di alfabetizzazione scarsa, con meno di cinque anni, sono più numerose le donne (10,4% contro 5,2% dei M); infine quasi un quinto degli intervistati di entrambi i sessi ha fatto studi universitari. Si tratta dunque di un campione piuttosto scolarizzato.
Dall’Asia e dall’Africa provengono donne e uomini con minore scolarizzazione che vivono soprattutto a Prato, laureati/e provengono da Europa non comunitaria e, per le donne, anche da America Latina. A Roma e poi a Torino si trova la maggiore concentrazione di istruiti/e.
Quasi la metà degli intervistati non ha frequentato alcuna scuola o corso di studio in Italia, più numerosi gli uomini (47,9% M e 45,3% F).
Fra gli altri che invece hanno frequentato corsi di studio, in un quarto hanno utilizzato quelli di lingua italiana (26,4% M e 27,7% F dei due campioni) soprattutto uomini e donne africani e cinesi; sono maschi e femmine provenienti dall’Africa centrale e dall’Europa ad avere frequentato più degli altri corsi di formazione professionale (13% M e 11,3% F sul totale) e l’università. I comportamenti di studio delle donne e degli uomini non paiono essere molto difformi in relazione all’area geografica di provenienza. La quota più che consistente di quanti non hanno seguito alcun corso nel nostro paese rende esplicita la necessità di attivare nel campo della formazione, sia linguistica che professionale, consistenti opportunità formative per migliorare le capacità di autonomia e di inserimento sociale.
4. L‘occupazione di oggi e di ieri
Il numero di coloro che attualmente sono in cerca di lavoro è di poco superiore al 10% per entrambi i sessi (11,5% M e 13,7% F), ma poi la struttura dell’occupazione si differenzia notevolmente. La metà dei maschi svolge un lavoro operaio o simile, a bassa qualificazione (48,5%) mentre fa lavori domestici e di assistenza una quota del 8,5%; svolgono attività autonome come artigiani (8,5%), commercianti (5,6%) e anche come venditore ambulante (3,6%); piuttosto ridotte le professioni intellettuali come impiegati/insegnanti (4,6%), meno ancora i liberi professionisti e gli studenti.
Sono soprattutto africani (metà di loro) ed europei gli operai; asiatici chi si dedica al commercio e alle attività domestiche. Il numero maggiore di operai è concentrato a Reggio Emilia (68,4% dei maschi della città), e a Torino (54,8%); a Roma e a Palermo il numero più alto di collaboratori domestici; chi si dedica ad attività artigianali, imprenditoriali e commerciali si trova a Roma, Prato e Reggio Emilia.
Fra le donne, invece, solo il 17% svolge un lavoro operaio o simile (comunque a Prato e a Reggio Emilia, dove le operaie sono il 38,3% e il 28,1% delle intervistate); prevalgono in generale i lavori di collaboratrice domestica e di assistenza agli anziani (per un totale del 28,1%, donne di diversa provenienza), che si trovano in particolare a Roma e a Palermo; attività commerciali poche, soprattutto a Prato e a Torino come ambulanti; un certo numero fa l’impiegata/insegnante (6,0%), una percentuale inferiore studia; qualcuna fa la ballerina.
Soprattutto le africane, un quarto di coloro che abitano a Torino cercano lavoro; stanno in casa nel 13,0%: circa la metà perché non trova lavoro o lavoro adeguato, le altre perché preferiscono curare bambini e casa.
Occupazione attuale
|
|
Roma |
Prato |
Reggio E. |
Torino |
Palermo |
Totale |
||||||
|
|
M |
F |
M |
F |
M |
F |
M |
F |
M |
F |
M |
F |
|
Cerca lavoro |
11,7 |
11,7 |
16,1 |
10,0 |
7,0 |
7,8 |
11,7 |
26,7 |
9,1 |
12,7 |
11,1 |
13,7 |
|
Sta in casa |
|
16,7 |
|
5,0 |
|
21,9 |
|
6,7 |
3,0 |
14,5 |
0,7 |
13,0 |
|
Collab. Familiare |
10,0 |
26,7 |
|
8,3 |
1,8 |
6,3 |
|
18,3 |
22,7 |
36,4 |
7,2 |
18,7 |
|
Assistenza |
3,3 |
18,3 |
|
6,7 |
1,8 |
10,9 |
|
8,3 |
1,5 |
1,8 |
1,3 |
9,4 |