Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati

SECONDO RAPPORTO SULL'INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI IN ITALIA

 

TERZA PARTE

APPROFONDIMENTI

 

CAPITOLO 3.3

 

I RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI E LA FAMIGLIA

 

1. La famiglia nei processi migratori

È ormai ampiamente confermato il ruolo centrale che la famiglia gioca nella strategia migratoria del singolo [W. Dumon 1993, V. Cesareo 1993, M. Tognetti Bordogna 1995, 1997] nella scelta di migrare e nella scelta su chi della famiglia deve partire e può partire.

La decisione di migrare messa in atto all’inizio dal singolo è il frutto di una strategia affinata all’interno della famiglia allargata, secondo un processo di selezione di colui o colei che ha le «caratteristiche» per fare il lungo balzo o per iniziare un percorso che potrà poi essere seguito da altri membri, da altri componenti della famiglia.

La famiglia che sostiene o che promuove il progetto migratorio può essere guidata, nella sua scelta, dal desiderio di ampliare le opportunità del clan e del nucleo familiare sia da un punto di vista economico che culturale. Oltre che nella strategia migratoria la famiglia assume un peso rilevante anche nella definizione del progetto migratorio, nella sua durata e nella sua evoluzione. È la famiglia, membri di essa, la destinataria della maggior parte delle rimesse monetarie; ed è sempre la famiglia che si fa carico della cura dei figli, di tutti o di alcuni: se non sono potuti partire con i genitori, o il genitore. È produttrice o garante del patrimonio identitario, culturale.

Forte è il peso simbolico della famiglia specialmente se, i membri sono dispersi per il mondo.

Ovviamente vi sono anche strategie e progetti niigratori di fuga costruiti «contro» la tradizione e il controllo delle famiglie (1) [v. Squarcialupi 1983].

Il processo migratorio contribuisce però allo stesso tempo a modificare la forma famiglia. La famiglia in emigrazione è soggetta a mutamenti, in quanto cambiano i ruoli dei componenti in seguito alla migrazione, ma anche a causa del cambiamento che interessa i sistemi sociali dei paesi tradizionali e dei paesi occidentali. Il processo di transizione fisiologico a cui la famiglia è sottoposta con la migrazione subisce un’accelerazione.

In emigrazione cambiano i modelli di coniugalità e di coppia; il processo migratorio mina la sopravvivenza della famiglia allargata, determinando nuove forme, nuove dinamiche, nuove pratiche familiari i cui contorni sono tutti da definire. Le famiglie tradizionali si affiancano a quelle interetniche, o quelle composte da conviventi, persone unite da un legame affettivo non codificato da un contratto matrimoniale, persone che vivono sotto lo stesso tetto spinti da motivi economici o di solidarietà. In emigrazione è frequente la costruzione di una sorta di parentela a base sociale, che origina un solidarismo e una protezione fra membri della stessa comunità o tra individui di una stessa zona, di una stessa regione. Si forma una parentela sostitutiva, sociale, non genealogica, la cosidetta nicchia etnica, spesso unico legame nella migrazione.

Molte le forme che nelle diverse culture e nei vari paesi assumono le reti, i reticoli familiari, originando tipologie assai differenziate che si aggiungono alla famiglia in transizione, alla famiglia che cambia in emigrazione. Gli stessi stranieri registrati presso le anagrafi comunali come singoli possono vivere con altri o hanno lasciato al proprio paese un pezzo della famiglia allargata.

La stabilizzazione degli individui nel paese di immigrazione, segue percorsi e forme familiari molteplici: ricongiungimenti familiari, matrimoni interetnici, spose per corrispondenza, famiglie poco numerose, coppie senza prole, «famiglie» di coabitanti non parenti. Cosi come la decisione di farsi una famiglia può essere rimandata il più possibile nel tempo, proprio a causa del processo migratorio, quando le condizioni economiche saranno più adeguate.

Anche la migrazione in coppia non è priva di cambiamenti, di tensioni, di ripercussioni sulle dinamiche relazionali e sulla dinamica riproduttiva, in quanto i coniugi sono chiamati ad assumere nuovi stili di vita, nuovi comportamenti, nuovi ruoli, comprese nuove modalità di socializzazione della prole, nuovi rapporti con il paese di approdo. La migrazione può accentuare la collusione di coppia, la solidarietà di coppia, così come può disarticolarla.

La stessa catena migratoria a base familiare può avere una funzione di ammortizzatore per le tensioni, le fratture, i problemi che normalmente si ac­compagnano alla migrazione ma può produrre anche nuove tensioni, nuovi disagi e nuove chance culturali.

Indipendentemente dal modello familiare, la famiglia in immigrazione è comunque una famiglia spezzata. Una famiglia spezzata, poichè da un lato i propri membri sono dislocati in diversi paesi, dall’altro poiché i nuovi stili di vita che si accompagnano alla migrazione determinano fratture, contrasti con la cultura d’origine e con il modello di famiglia allargata, della tradizione.

Mutano i modelli di coppia e di coniugalità, così come muta il ruolo del capofamiglia, in particolare quando la donna raggiunge l’indipendenza economica. Questo processo è ancora più visibile nella famiglia monoparentale quando il padre è assente perché rimasto nel paese d’origine (caso tipico delle donne filippine, delle donne eritree, nel corso dei primi flussi migratori in Italia, delle donne peruviane). Oppure perché psicologicamente deresponsabilizzato, con la conseguente appropriazione da parte della donna del ruolo dominante e del controllo sull’educazione dei figli.

L’esperienza dell’emigrazione, con le sue rotture, culturali ed affettive, comporta la ridefinizione, la riorganizzazione dei reticoli relazionali, in particolare i rapporti uomo/donna, madre/padre, marito/moglie, padre/figli, madre/figli [NT. Cesareo 1993; AAVV 1998]. Possiamo così trovarci in presenza di mariti che dipendono da una moglie lavoratrice.

Gli stessi modelli educativi, che hanno riferimenti, significati e modalità di trasmissione (i riti) difformi e spesso molto distanti sono messi in discussione. Siamo di fronte a una nuova esperienza, perché come più volte abbiamo sottolineato, la famiglia nella migrazione non né la famiglia di là, né la famiglia di qua.

La famiglia migrante si colloca in un contesto, in un sistema sociale in cui i ruoli e le relazioni di questa unità non sono più quelli gerarchici della tradizione, o di una modernità vissuta differentemente, ma si sono modificati, o sono in fase di modificazione. Assumono una diversa dislocazione con una conseguente margi­nalizzazione del modello di famiglia più tradizionale, con l’insorgenza frequente di conflitti nella coppia o a livello intergenerazionale.

Anche coloro che scelgono di farsi una famiglia qui, producono qualche lacerazione poiché contravvengono alle regole della tradizione (pensiamo alla coppia mista) o interrompono il contratto che avevano stipulato, anche se non espli­citamente, con la famiglia d’origine, perché investono qui, per se stessi e non per i propri famigliari in patria.

La famiglia migrante, i suoi membri, i suoi componenti, sono sottoposti alle esigenze del qui e del là, all’oscillazione fra il qui e il là della società così detta di accoglienza e della società di origine.

La famiglia in emigrazione è una famiglia che si situa tra, una famiglia che ha paura di perdere le proprie radici oppure in una dinamica opposta, in un processo di acculturazione forzata, recide le proprie radici in modo violento con conseguenze nel tempo spesso dirompenti. Ma è anche una famiglia che si illude di poter fermare il tempo e quindi non si articola con il nuovo contesto, con le regole della società di arrivo; una famiglia con nuovi progetti, che riscopre al proprio interno nuove risorse e nuove dinamiche.

 

 

1.1. Lavoro matrimoniale

La famiglia della e nella migrazione, la cui diversa tipologia è determinata dai molti fattori che plasmano il processo migratorio e il singolo progetto migratorio, creando così le molte famiglie della migrazione, va a collocarsi all’interno della forte dinamicità a cui la famiglia è sottoposta nell’attuale sistema sociale. Abbiamo così famiglie che mettono in atto articolate forme e sistemi relazionali, altre che contengono al minimo gli scambi relazionali fuori del nucleo familiare. Così come sono altamente differenziati i comportamenti demografici (natalità, dentro e fuori il matrimonio, numero dei figli, ecc.) [Maffioli 1994].

Se molte sono le relazioni e le pratiche coniugali presenti nella nostra società, esse aumentano e diventano più complesse in presenza di flussi migratori in fase di stabilizzazione.

Dinamicità, complessità che richiede energie, più energie alla famiglia straniera per il lavoro matrimoniale. Ancora una volta ci pare che la definizione di famiglie patchwork [Tognetti Bordogna 1995] ben esemplifichi il lavoro di rammendo e di ricomposizione secondo forme del tutto originali, di negoziazione, di revisione dei rapporti, che le famiglie e in particolare le donne sono chiamate a svolgere in emigrazione.

Lavoro matrimoniale per l’unità economica, lavoro matrimoniale per la società, lavoro matrimoniale che aumenta in presenza di figli. Lavoro di relazione, di tessitura, di connessione incrementato dai continui confronti culturali all’esterno e all’interno della famiglia, di richiesta di nuovi ruoli e di nuove relazioni fra le generazioni. Ambito in cui anche il sistema solidaristico proprio della famiglia viene ridefinito a causa e date le condizioni del contesto migratorio (le risorse materiali e quelle simboliche). Luogo in cui le traiettorie e i progetti individuali vanno ricollocati, e per alcuni aspetti conciliati.

Famiglie dai comportamenti differenziati e dai bisogni dati che possono condizionare in modo determinante il tipo, la qualità e la riuscita della relazione. La famiglia mista dovrà dedicare maggior attenzione alla cura della differenza e del ricordo, allo stato dei legami intergenerazionali, alle modalità e alle forme della socializzazione, al diverso stile educativo ad esempio dei partner, ai mutamenti identitari, e infme, all’elaborazione di una nuova cultura familiare.

Il lavoro matrimoniale di questo tipo di famiglia dovrà anche riguardare la comunicazione nella coppia, la capacità di affrontare situazioni critiche, di crisi, di conflitto. Mentre la famiglia ricongiunta potrà essere impegnata a ridefinire i ruoli all’interno del nucleo, e a tenere legami con gli eventuali figli o altri membri rimasti là, a rivedere i modelli educativi e genitoriali.

Indipendentemente dal tipo e dalla variabile a cui s intende dare primato, la famiglia straniera in immigrazione è chiamata a costruire un’unità combinatoria, prendendo del tempo che spesso in immigrazione non c’è, facendo tentativi e tenendo conto che è una famiglia tra due società.

Una famiglia, quella della migrazione, che può attivare un lavoro matrimoniale dell’instabilità, in quanto più che muoversi secondo un proprio progetto si lascia guidare, o non può fare altrimenti, dagli accadimenti esterni.

Famiglie il cui lavoro matrimoniale è fortemente condizionato da un processo di cristallizzazione, secondo il quale è il passato, il paese di origine, le sue regole - spesso mitizzate - a determinare le scelte; quindi tutto è legato alla paura di perdere la cultura, l’identità della tradizione, recuperando ritualità e norme comportamentali spesso abbandonate nel paese di origine.

In altri casi il lavoro famigliare tende ad occultare, a cancellare completamente la storia, la memoria collettiva, il passato secondo un processo di acculturazione anche forzata, pensando o sperando di trovare così qui una collocazione che non sia caratterizzata da nuovi conflitti.

Molte però le famiglie il cui lavoro matrimoniale è orientato dalla ricerca di creare e instaurare legami, rapporti plurali di tipo transculturale, che sappiano coniugare i riferimenti della tradizione e della modernità, secondo un processo di incremento e di valorizzazione delle risorse familiari, mettendo così in gioco capacità inedite di cambiamento e di adattamento.

La migrazione richiede pertanto energia in più, per la costruzione e la riorganizzazione delle strutture familiari capaci di tenere conto non solo della famiglia e della società di origine, ma anche delle esigenze delle società di accoglienza, preservando allo stesso tempo la propria identità culturale.

Analizzare, studiare le famiglie della migrazione meglio ci aiuta a capire le modalità di articolazione del migrante nel nostro contesto, il tipo di processo di stabilizzazione messo in atto, i processi transculturali in corso nel nostro sistema sociale, le nuove regole matrimoniali.

La reinterpretazione dei modelli familiari che non sono ne quelli della società di accoglienza, né quelli della società di partenza. Nonostante le complesse dinamiche brevemente enunciate la famiglia, sia quella del qui che quella del là assume un ruolo centrale sul piano simbolico nel processo migratorio e spesso anche sul piano materiale in quanto permette di mantenere qualche forma di legame con il paese d’origine e con chi è rimasto là; dando così continuità identitaria e quindi sicurezza ai membri che hanno deciso di articolarsi nel paese di migrazione.

 

2. Le famiglie del qui e le famiglie del là

Tra i molti tipi di famiglie che si possono costruire in emigrazione, ne ricordiamo alcuni che sulla base delle ricerche sembrano essere più diffusi [M. Tognetti Bordogna 1995; AAVV. 1997, AAVV. 1998, B. Ghiringhelli 1999] nel nostro paese.

- La famiglia formata là da tempo che ha già sperimentato il vivere in coppia in un contesto «protetto» come il paese d’origine e che, dopo una scelta condivisa dai coniugi, decide di migrare.

- La famiglia formata là e che subito dopo il matrimonio migra, e si trova così a sperimentare la vita di coppia in un contesto non noto, tutta l’esperienza della vita matrimoniale, del lavoro matrimoniale avviene in un contesto sconosciuto o poco noto e senza la rete della famiglia allargata.

- La famiglia formata qui fra membri che hanno la stessa o diversa appartenenza geo-culturale ma che sperimentano in emigrazione l’incontro e la vita di coppia in un contesto culturale nuovo.

- Della famiglia su base sociale abbiamo già detto, mentre più significativo da un punto di vista quantitativo è la famiglia monoparentale, formata da un solo genitore, con uno o più figli.

- Sempre più frequentemente troviamo famiglie ricomposte, tipico è il caso della donna emigrata sola, divorziata, che si rifà una famiglia qua con un nuovo marito e nuovi figli e poi decide di ricongiungere i figli del precedente marito, rimasto in patria. Oppure famiglie, formate da individui che appartenevano a precedenti e diversi nuclei familiari.

- Ricordiamo poi la famiglia mista e la famiglia ricongiunta.

La tipologia famigliare può essere ulteriormente articolata sulla base di quelle che sono le condizioni particolari della famiglia interessata dal processo migratorio:

- la famiglia in fase generativa;

- la famiglia con figli adolescenti;

- famiglie appartenenti a comunità poco rappresentate localmente;

- famiglie culturalmente più lontane;

- famiglie isolate [AAVV 1997].

Questa ultima tipologia familiare dà primato al sistema dei ruoli e delle relazioni che si creano in immigrazione.

 

2.1. I matrimoni misti: una possibile tipologia

Fra le molte forme familiari della migrazione è in fase di crescita la «famiglia mista». Il matrimonio misto è un unione di tipo eterogamica, un unione biculturale. Preferiamo usare il termine matrimonio misto perché maggiormente esemplificativo della mescolanza che si produce con questo tipo di unione, un nuovo sistema di relazioni nella coppia e al di fuori della coppia, in quanto si confrontano due culture e contemporaneamente si produce una nuova cultura.

Diversi e molteplici sono i fattori alla base dei matrimoni misti [Barbara 1985]; possiamo individuare fattori di ordine generale e fattori specifici; fra quelli generali, che incidono positivamente sull’aumento delle unioni miste, ricordiamo:

- l’intensità dell’omogamia la quale varia in relazione all’ambiente;

- il grado di isolamento topografico;

- l’affievolimento del grado di repulsione dell’«altro»;

- la diminuzione delle differenze di gruppo;

- lo squilibrio fra i sessi tra i membri di uno stesso gruppo geoculturale;

- l’eterogamia, più forte fra gli immigrati con un grado di scolarità più elevato e che nel paese di origine appartenevano a classi sociali medie o superiori.

I flussi migratori, i continui scambi commerciali, turistici, comunicativi e l’evoluzione della società contribuiscono ad affievolire l’isolamento geografico, culturale, e a rendere sempre più ovvio l’incontro e la relazione con lo straniero. Lo straniero considerato sempre più vicino non ispira sentimenti di paura, repulsione, o tali sentimenti si vanno riducendo. Inoltre i membri dei gruppi convivendo nello stesso habitat, si contaminano, contribuendo a contenere le differenze, producendo così nuove mescolanze, nuove aperture mentali incrementate anche dal crescere dei livelli di scolarizzazione della nostra società.

Consideriamo fattori specifici, determinati e accresciuti dagli stessi flussi migratori, la maggiore interrelazione fra gli individui di nazionalità diverse, il progressivo venir meno dell’influenza della famiglia nella scelta matrimoniale e il decremento del pregiudizio razziale. Così, come sottolinea Blau [1995], la presenza di matrimoni misti produce un effetto moltiplicatore in quanto più sono e più vengono considerati normali. I matrimoni misti sono un fenomeno sociale che ci aiuta a leggere la nostra società, a misurare il grado di radicamento dello straniero nel nostro Paese e rende visibile la morfogenesi che sta investendo l’istituzione famiglia. Sono segno della concretizzazione della frattura già presente fra un individuo e la società di appartenenza.

Così come la decisione di migrare contiene in sé un allentamento dei legami fra migrante e società di origine, la decisione di contrarre un matrimonio biculturale è un segno manifesto della non condivisione di valori tradizionali, per abbracciarne nuovi, spesso inediti. La celebrazione del matrimonio, indipendentemente dal rito seguito, ancor più dell’unione di fatto, rappresenta una chiara manifestazione della non condivisione di valori, di regole, di stili di vita tradizionali.

Il matrimonio misto contribuisce ad allentare i legami sociali e a contravvenire alle regole del gruppo [M.Tognetti Bordogna 1996]. Esso costituisce elemento di forza ma anche di debolezza: di forza poiché si è qualcosa di nuovo, di diverso, di complesso; di debolezza in quanto bisogna mettere nel conto ostilità e aggressioni.

Attrazione, rifiuto, costruzione di nuovi linguaggi, individuazione di percorsi intermedi, confronto sistematico con la diversità, utilizzo dei limiti come risorsa, sono tutti sentimenti e strategie che le coppie in generale, ma le coppie miste in particolare devono continuamente mettere in atto.

Rispetto ad altri tipi di matrimonio, il matrimonio misto non è un «fatto sociale» che riguarda i partner che contraggono il matrimonio ed eventualmente i membri della famiglia allargata; esso di fatto costituisce una triplice scommessa che l’individuo fa con sé, nel momento in cui accetta di confrontarsi con la distanza, nel senso duplice, di luogo fisico e culturale; con la famiglia di origine, poiché va a mettere in discussione le regole della tradizione; con la società di accoglienza poiché crea nuove regole. Possiamo considerare il matrimonio misto un evento collettivo in quanto determina un erosione economica che interessa sia le famiglie di origine, che il Paese di provenienza, poiché si riduce il flusso delle rimesse estere.

Molte le motivazioni personali che spingono individui appartenenti a mondi diversi a creare un’unione mista, a contrarre matrimonio: la curiosità nei confronti del diverso, l’innamoramento travolgente, la strategia per un inserimento accelerato nel nuovo contesto, la scelta meditata e maturata nel tempo, la sperimentazione di chance culturali aggiuntive.

Così come la scelta di sposarsi con un autoctono può essere determinata dalla necessità di trovare un mezzo legale per poter arrivare o restare in un paese, un mezzo per acquisire uno status giuridico previsto dalla nostra normativa. Questo tipo di unione può essere definito matrimonio di convenienza, o matrimonio per le carte. Esso rappresenta una realtà molto forte e frequente per le donne che provengono da paesi interessati da conflitti. Consideriamo matrimoni di convenienza anche i matrimoni contratti per sfuggire ad una situazione di miseria o di precarietà, o per il desiderio di far parte di un ceto sociale più elevato.

Il matrimonio misto può rappresentare un valido passaporto per la società di accoglienza, specialmente se i contraenti perseguono una strategia di inserimento accelerato, in questo caso parliamo di matrimonio facilitatore. Sulla base di diverse ricerche è emersa la presenza di individui che si uniscono in matrimonio dopo la nascita di uno o più figli: possiamo parlare di matrimonio riparatore [Maffioli 1994].

Ovviamente abbiamo anche coppie che perseguono una strategia meramente affettiva: i matrimoni elettivi. Altri individui si sposano con cittadini di un paese occidentale per raggiungere la modernità della società occidentale, o per conoscere altre culture, definiamo questa unione come unione intellettuale.

Un’ulteriore tipologia è quella che riguarda individui prevalentemente maschi, che decidono di sposare una donna straniera avendola scelta su di un catalogo o avendola solo vista in foto, chiameremo questo matrimonio d’agenzia o negoziato.

L’ultimo tipo di unione da noi individuato [M.Tognetti Bordogna 1995, 1996] il più importante dal nostro punto di vista, proprio perché consideriamo la migrazione come un chance culturale, è dato da coloro che si sposano con uno o una straniera per rompere con il gruppo, con il clan, con la famiglia, con la cultura di appartenenza. Sono coloro che non condividono più i valori tradizionali, individui che abbracciano la scelta di un matrimonio o di una convivenza interetnica per motivi culturali, ovvero un mezzo per aderire a stili di vita occidentali.

 

2.2. I matrimoni misti in Italia

In Italia la connessione tra immigrazione e matrimoni misti è particolarmente evidente al punto che la coppia mista si identifica nella coppia autoctono/a-straniera/o. Tra i tanti indicatori della mixité coniugale, tra cui la religione, l’etnia o la razza, è quindi riconosciuta l’appartenenza nazionale, come la miglior variabile sulla quale basarsi per rilevare la distanza e in qualche modo la «diversità» tra i coniugi.

Tale posizione è d’altronde quella propria di realtà nazionali che, come quella del nostro paese, solo con il divenire paese di immigrazione hanno conosciuto una certa differenziazione interna da un punto di vista culturale, etnico e religioso. In altri termini in tali contesti, l’adozione del criterio giuridico della nazionalità come variabile identificatrice della coppia mista, sembra essere la scelta migliore poiché capace di «racchiudere e cumulare» tutta una serie di possibili differenze aggiuntive tra i due coniugi. D’altra parte però tale criterio sembra anche caratterizzarsi per il seguente limite: il legame deterrninistico riconosciuto tra «appartenenza nazionale» e «appartenenza culturale», che può esistere, ma non necessariamente, e che varia notevolmente da paese a paese secondo le norme in vigore circa l’acquisizione della cittadinanza da parte degli stranieri.

In Francia ad esempio, paese in cui i nati sul suolo francese da genitori entrambi stranieri acquisiscono la cittadinanza francese e dove è facile per lo straniero sposato con un autoctono ottenere la nazionalità del coniuge, nel corso di una ricerca sui fallimenti matrimoniali in caso di coppia mista è emersa la necessità di distinguere tra:

- matrimonio misto, quando i due sposi sono di nazionalità diversa;

- matrimonio misto esogamo, quando i due sposi sono di origine differente;

- matrimonio misto endogamo, quando lo sposo francese è della stessa origine del suo coniuge straniero; operando per i matrimoni endogamici un’ulteriore distinzione tra

- endogamia «nazionale», caso in cui i due coniugi sono originari di uno stesso paese ed

- endogamia «culturale», caso in cui i due sposi sono originari della stessa etnia o della stessa area culturale [M’Sili 1998].

In società quindi che vanno sempre più caratterizzandosi per il loro essere multietniche e multiculturali, quali la Francia e l’Italia, la scelta di riconoscere come indicatore della mixité della coppia la nazionalità dei coniugi richiede delle ulteriori analisi e distinzioni.

Conferma del legame esistente tra immigrazione e matrimoni misti la troviamo nei dati relativi ai matrimoni misti civili (2) e religiosi registrati in Italia negli ultimi anni.

Secondo stime Istat [Di Leo 2000], sulla base di una valutazione statistica indiretta, (3) il numero di coppie miste al 1999 è attorno alle 150.000 unità, e se nell’anno dell’ultimo censimento - 1991 - il partner straniero proveniva perlopiù dai Paesi Sviluppati e dal Sud America, in particolare quelli che hanno accolto in passato lavoratori italiani - Germania, Francia, Regno Unito, USA, Svizzera, Austria, Olanda, Belgio, ma anche Brasile, Argentina e Uruguay -, oggi la presenza nuova e significativa coinvolge coppie con partner provenienti da paesi di recente immigrazione - come i paesi dell’Est Europa, dei Balcani, il Nord Africa e il Medio Oriente - e da paesi meta turistica per italiani - Brasile, Santo Domingo, Cuba, Filippine, e ancora in questo caso Egitto e Tunisia.

E invece invariata rispetto ai dati del 1991 la composizione della coppia che ancora in due casi su tre vede l’uomo italiano a sposare una donna straniera.

Questi ultimi matrimoni si caratterizzano per una grande omogeneità socio-culturale, condizione che al contrario non si registra nella composizione donna italiana-uomo straniero. Da un punto di vista religioso, ad esempio, è possibile osservare come gli uomini italiani si uniscano in prevalenza con donne provenienti da paesi a maggioranza cristiana, sia cattolica - Brasile, Polonia, Repubblica Domenicana - sia ortodossa - Romania, ex-Urss. Le prime provenienze significative per diversità di religione sono il Marocco al 130 posto e la Thailandia in 150 posizione. In tale graduatoria è di difficile collocazione l’Albania, paese considerato a maggioranza musulmana ma con importanti minoranze ortodosse e cattoliche.

Quando invece è la donna italiana a scegliere un coniuge straniero la similarità dei coniugi da un punto di vista sociale, culturale e religioso sembra venire meno. Da una stima provvisoria effettuata sulla base delle provenienze, nel caso dei matrimoni celebrati nel 1995 è possibile osservare come le unioni con uomini stranieri siano nel 35-40% dei casi tra persone di religione diversa dalla cristiana, nella quasi totalità si tratta di persone di fede islamica. Di queste ultime unioni (che raggiungono i 1.100-1.200 casi all’anno) circa il 40% sono registrate nelle regioni del Nord-Ovest, il 13% nelle regioni del Nord-Est, il 20% al Centro, il 20% al Sud e il 7% nelle Isole.

I dati oggi a disposizione permettono di rilevare l’incidenza dei matrimoni misti sul totale matrimoni per gli anni che vanno dal 1995 al 1997, così come l’incidenza delle separazioni e dei divorzi «misti» sul totale di separazioni e divorzi registrati sempre negli anni 1995-1996-1997. Quest’ultimo dato, che prende in considerazione il paese di nascita e non la cittadinanza è da presumere sia, anche se di poco, sopravalutato in quanto comprende anche il caso di separazione e divorzio di un cittadino italiano di nascita ma nato all’estero.

 

Divorzi e separazioni in Italia. Totale matrimoni e matrimoni misti. Anni 1995-96-97.

 

Divorzi

Anno

Misti

Totale

Incidenza

1995

2.119

27.038

7,8%

1996

2.526

32.717

7,7%

1997

2.570

33.342

7,7%

Separazioni

1995

3.833

52.323

7,3%

1996

4.430

57.538

7,7%

1997

4.905

60.281

8,1%

 

Fonte: Istat

 

Anche i dati relativi ai matrimoni interreligiosi e interconfessionali (4) sottolineano innanzitutto come l’Italia sia diventata un paese multietnico, multiculturale e multireligioso a seguito dei movimenti migratori che negli ultimi anni l’hanno vista paese di immigrazione. A questo riguardo, i dati riferiti a un campione di 150 Diocesi distribuite in maniera diversificata sul territorio italiano: 43 al nord, 35 al centro, 28 al sud e 14 nelle isole, pari a una popolazione di circa 36 milioni di persone, evidenziano che i matrimoni interreligiosi si caratterizzanò per l’essere celebrati nella gran parte tra cattolici e musulmani provenienti dal Nord Africa e Medio Oriente, negli ultimi due anni anche dall’Albania, mentre i matrimoni interconfessionali si distinguono per il coinvolgimento di cristiani cattolici e cristiani ortodossi o evangelici provenienti prevalentemente dell’Est Europa - Romania, Bulgaria, ex Unione Sovietica [Ghiringhelli 2000].

I dati delle dispense confermerebbero poi quanto precedentemente detto circa la composizione di tali coppie: a sposare persone di fede islamica sono le donne cattoliche italiane, mentre nei matrimoni interconfessionali sono implicati uomini italiani. Nel panorama dei matrimoni con dispensa un discorso a parte è da riservare ai matrimoni con buddisti, in quanto fenomeno non attribuibile in maniera significativa alla presenza straniera di fede buddista nel nostro paese piuttosto che all’avvicinarsi al buddismo di un numero sempre maggiore di italiani, in gran parte donne.

 

Matrimoni con dispensa, differenza di sesso del partner musulmano. Serie storica 1995-1998

 

Anno

1995

1996

1997

1998

1999

Maschi

95

76

79

71

321

Femmine

29

27

28

29

113

Totale

124

103

107

100

434

 

Fonte:      Dati Conferenza Episcopale Italiana, elaborazione Cadr.

 

Differenza per anno e per sesso del partner musulmano. Prime due nazionalità per numero di casi. Serie storica 1995-1998

 

Anno 1995

Anno 1996

Anno 1997

Anno 1998

Maschi

Femmine

Maschi

Femmine

Maschi

Femmine

Maschi

Femmine

Marocco

28

Marocco

12

Marocco

17

Albania

8

Marocco

22

Albania

10

Marocco

16

Albania

9

Tunisia

13

Albania

10

Tunisia

13

Mar-Tun

3

Iran

10

Marocco

2

Albania

12

Marocco    7

 

Fonte:      Dati Conferenza Episcopale Italiana, elaborazione Cadr.

 

Matrimoni con partner di altre confessioni/religioni. Confronto anni 1995-1996-1997-1998

                                                               

 

Anno 1995

Anno 1996

Anno 1997

Anno 1998

 

M

F

M

F

M

F

M

F

Cristiani

36

60

37

61

54

58

46

73

Nuovi Mov. Rel. di Matrice Cristiana

1

2

-

1

3

4

1

-

Religioni Tradizionali Asiatiche

7

18

7

25

11

16

9

22

Religioni Tradizionali Aricane

-

-

   -

-

2

-

-

-

Nuovi Mov. Rel. di Matrice Islamica

-

1

   -

1

-

-

-

-

Ebrei

7

3

    8

1

9

9

12

4

Non Battezzati

72

28

53

43

58

51

72

52

Atei

53

29

39

45

56

48

57

48

Non Specificato

15

17

13

13

22

11

20

8

 

Fonte:      Dati Conferenza Episcopale Italiana, elaborazione Cadr.

 

Ancora oggi in Italia sono rari gli studi e le ricerche sui matrimoni misti [Sussi 1991-1992, Tognetti 1996, Gatti 1991, Mosconi-Rinoldi 1988], in questo contesto se ne vuole ribadire l’importanza e la necessità essendo tale fenomeno espressione

a) dell’inserimento di persone di culture altre nella società e

b) della modifica delle tradizionali norme matrimoniali legate alla regola omogamica [Elias 1991].

Al contempo l’unione mista risulta essere la «manifestazione di un cambiamento» e uno «stimolo al cambiamento»

a) delle pratiche e

b) delle relazioni personali quotidiane [Bourdieu 1980].

In altre parole, l’attenzione alla coppia mista trova origine nel suo presentarsi quale laboratorio particolare e naturale che contribuisce alla comprensione di come si sviluppano le forme di vita familiare, si integrano gli stranieri e si trasformano le norme sociali [Scbnapper 1998, Streiff-Fenart 1989].

Pertanto, i giudizi che ancora oggi riconoscono l’unione tra un cittadino italiano e una persona straniera quale evento eccezionale, deviante e trasgressore di regole matrimoniali precise, quale segno di disintegrazione sociale e anomia, non tengono conto del fatto che inevitabilmente il pluralismo culturale e valoriale che sempre più caratterizza il nostro paese, e in generale le società occidentali, comporta dei cambiamenti coinvolgendo tutte le regole della società, comprese quelle matrimoniali.

È allora importante cercare di cogliere e analizzare se e in che modo il matrimonio tra autoctoni e stranieri influisce sul processo e sul percorso di integrazione degli immigrati in Italia.

Già per Weber [1961] il costituirsi dei matrimoni misti è sinonimo di diminuzione di pregiudizio razziale, Tinker [1973] parla dell’unione mista quale sensibile indicatore della permeabilità delle frontiere etniche, mentre studi britannici e nord-americani sugli atteggiamenti di pregiudizio etnico sottolineano come l’accettazione o il rifiuto delle relazioni matrimoniali costituiscano gli indicatori più significativi della distanza tra i gruppi [Streiff-Fenart, 1989].

Ma il legame esistente tra matrimoni misti e immigrazione non deve portare a riconoscere come scontato e automatico il nesso esistente tra matrimonio misto e integrazione del coniuge straniero. E necessario infatti tenere conto della varietà delle possibili scelte di inserimento determinate, il più delle volte, dal diverso significato riconosciuto al termine integrazione. In qualsiasi caso però, l’integrazione sembra dipendere non solo dalla volontà del migrante ma anche da altri fattori da lui indipendenti, soprattutto strutturali, quali lo statuto giuridico riservato ai coniugi di origine straniera, la loro condizione di soggiorno, di lavoro e le possibilità di acquisizione della cittadinanza nel paese di immigrazione.

A tal proposito l’esperienza francese [Collet, 1998] rileva tre possibili «modelli di integrazione» del partner straniero, ciascuno dei quali si caratterizza per una specifica combinazione di ethnos, in quanto appartenenza e/o riferimento culturale (fattore individuale), e di demos, inteso quale partecipazione politica nel paese di immigrazione (fattore strutturale).

                               

 

ETHNOS

DEMOS

integrazione in quanto étranger

l'individuo fa riferimento all’ethnos d’origine

l’individuo non esercita il demos nel paese di immigrazione

integrazione in quanto national

l’individuo abbandona l’ethnos d’origine

l’individuo esercita il demos nel paese di immigrazione

integrazione in quanto citoyen

l’individuo preserva il suo ethnos d’origine

l’individuo esercita il demos nel paese di immigrazione

 

La conclusione dell’indagine sottolinea però il debole legame esistente tra scelta matrimoniale mista e integrazione, riconoscendo all’opposto un forte legame tra matrimonio misto e «inserimento istituzionale», grazie alla possibilità per il coniuge straniero di acquisire con una certa facilità la cittadinanza del partner.

Tra le politiche relative al processo di integrazione degli immigrati rientra quindi a pieno titolo la normativa sull’acquisizione di cittadinanza dato che proprio con tale evento, almeno da un punto di vista formale, si raggiunge la perfetta parità di diritti-doveri rispetto alla popolazione autoctona.

In Italia oggi per lo straniero coniugato con cittadino italiano è facile acquisire la cittadinanza. I requisiti richiesti sono i seguenti: 6 mesi di durata matrimoniale se residenti o tre anni se la dimora è fissata all’estero, ne pregiudicano l’acquisto condanne per reati gravi. Pertanto, la facilità all’acquisizione della nazionalità in seguito al matrimonio e la difficoltà ad ottenere lo status giuridico per gli stranieri residenti, giustifica il fatto che, nel nostro paese, come precedentemente accennato, la tipologia di accesso alla cittadinanza che totalizza il maggior numero di casi è quella per matrimonio [Bisogno-Gallo 2000].

Analizzando i dati sui casi di acquisto della cittadinanza si evidenzia quanto detto rispetto alla realtà francese: non è solo la normativa a condizionare e determinare l’acquisizione della cittadinanza da parte dello straniero, ma vi sono anche tutta una serie di altri fattori - i cosiddetti fattori individuali - quali il progetto migratorio, l’interesse dello straniero a conseguire la cittadinanza del paese in cui vive, la durata della residenza e la provenienza degli immigrati che incidono su una tale scelta.

 

Acquisizione di cittadinanza secondo la tipologia di acquisto su istanza con discrezionalità. Suddivisione dei casi per residenza e dei casi per matrimonio. Anni 1991- 1997.

 

Anno di acquisizione

Acquisizione per residenza

Acquisizione per matrimonio

1991

327

3.831

1992

524

3.680

1993