Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati

SECONDO RAPPORTO SULL'INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI IN ITALIA

 

TERZA PARTE

APPROFONDIMENTI

 

CAPITOLO 3.1

IL MERCATO DEL LAVORO

 

3.1.1 L'INTEGRAZIONE NEL MERCATO DEL LAVORO

 

Nel primo rapporto sono stati messi in luce i principali aspetti che hanno caratterizzato, fino al 1998, la sempre più elevata presenza di lavoratori immigrati da paesi non membri dell'Unione Europea. Le conclusioni possono essere così brevemente riassunte:

1. il numero degli immigrati regolarmente occupati come lavoratori dipendenti è via via cresciuto sino a raggiungere una misura cospicua;

2. il maggiore contributo alla crescita dell'occupazione regolare degli immigrati è venuto dalle frequenti regolarizzazioni, poiché gli ingressi regolari per motivi di lavoro sono stati relativamente pochi ed in gran parte con contratti stagionali;

3. la percentuale di immigrati che lavorano in modo non regolare si è pertanto ridotta di molto, pur restando notevolmente superiore al livello degli italiani, e sempre più si tratta di immigrati che hanno ottenuto un permesso di soggiorno che consentirebbe loro di accedere a lavori regolari;

4. la natura dell'occupazione irregolare degli immigrati è diventata sempre più simile a quella degli italiani, poiché sono aumentati quelli che lavorano «in nero» pur potendo avere un'occupazione regolare, in quanto titolari di un permesso di soggiorno per lavoro, mentre sono diminuiti in misura considerevole quelli che vi sono costretti perché privi di tale permesso;

5. il forte aumento degli immigrati occupati regolarmente non è un fenomeno omogeneo, ma concerne alcune regioni in misura molto maggiore di altre;

6. l'occupazione regolare continua a segregare le donne nel lavoro domestico, rimane fortemente dequalificata e diventa sempre più precaria per la riduzione degli avviamenti a tempo pieno ed indeterminato;

7. le regioni in cui più forte è la domanda di lavoro regolare per gli immigrati non sono economicamente omogenee, sicché si delineano sempre più nettamente dei modelli territoriali di inserimento nei settori economici: da quelli industriali del Nord-Est e delle regioni centrali a quelli terziari delle regioni, come la Lombardia e il Lazio, in cui prevalgono le grandi metropoli;

8. per la peculiare composizione della disoccupazione italiana, lungi dall'essere in concorrenza con le persone in cerca di lavoro, gli immigrati in molte attività hanno sostituito una forza lavoro locale cui era venuto meno il ricambio da parte delle nuove generazioni e in altri casi si sono verificate situazioni di complementarità, per cui la disponibilità di immigrati a svolgere i compiti più pesanti ha consentito l'occupazione di lavoratori italiani in compiti più consoni alle loro aspirazioni.

A distanza di un anno queste tendenze risultano in larga misura confermate da quanto accaduto nel corso del 1999 e dalla disponibilità di nuovi dati e di nuove ricerche, che hanno contribuito ad approfondire l'analisi dell'inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro italiano. Tuttavia, interessanti segni di novità emergono e saranno puntualmente messi in luce.

 

1. L'occupazione dipendente regolare continua a crescere

Anche nel 1998 e nel 1999 sono aumentati gli immigrati occupati in aziende o in famiglie che hanno regolarmente versato i contributi previdenziali. Grazie ai dati forniti dall'Inps, la tabella 1 mostra per questi anni un tasso di crescita intorno al 6% annuo, simile a quello del 1997. (1) A parte la consueta avvertenza che questi dati sottostimano l'occupazione dipendente regolare degli immigrati, poiché non tengono conto di coloro per i quali le imprese non hanno versato il contributo aggiuntivo dello 0,5%, abolito soltanto con la nuova legge entrata in vigore di fatto a fine 1999, (2) due osservazioni sono importanti.

 

Tab. 1. Lavoratori non UE occupati regolarmente alle dipendenze. In migliaia

 

 

1991

1992

1993

1994

1995

1996

1997

1998

1999

Industria manifatturiera

40

43

40

46

53

77

86

95

97

Edilizia

13

16

14

13

14

21

21

23

24

Servizi

26

33

34

36

41

58

63

68

72

Lavoro domestico

36

54

59

52

67

121

111

103

110

Agricoltura

 

 

 

10

12

26

42

52

60

Totale

115

146

147 

157

187

303

323

341

363

 

Fonte: Caritas [1992‑1995]; Istat [1998]; Inps. I dati in corsivo sono stimati.

 

In primo luogo, il fatto che dopo il fortissimo aumento del 1996 in occasione della regolarizzazione l'occupazione regolare abbia continuato a crescere, sia pure nel 1997 e nel 1998 in misura di poco inferiore al volume dei nuovi ingressi per motivi di lavoro [Ministero dell'Interno 2000], mostra che il fenomeno del ritorno al lavoro irregolare dopo l'emersione in occasione della regolarizzazione è stato tutto sommato limitato e comunque di molto inferiore a quanto accaduto dopo la precedente regolarizzazione del 1990‑'91. Ciò è confermato anche dall'andamento dei permessi non rinnovati. Secondo i dati forniti dal Ministero dell'Interno, nel 1992 i permessi non rinnovati raggiunsero il livello record di 160.000, mentre nel 1998 si attestarono sui 85.000, lo stesso normale livello degli anni precedenti. Si può ragionevolmente pensare che l'eccezionale numero di permessi non rinnovati nel 1992 fosse dovuto all'impossibilità per molti immigrati privi di un lavoro regolare di rinnovare il permesso biennale ottenuto grazie alla regolarizzazione del 1990, che non prevedeva la dichiarazione di un rapporto di lavoro tra i requisiti. Tale fenomeno non si è verificato

in misura significativa dopo la regolarizzazione del 1996. E’ vero che questa regolarizzazione era più selettiva, poiché richiedeva di dichiarare un'offerta di lavoro, ma si può pensare che, comunque, ciò sia stato segno di un più consistente inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro regolare.

In secondo luogo, indubbiamente il numero dei lavoratori dichiarati dalle imprese nel 1999 non tiene conto dell'ultima regolarizzazione, che si è avviata con la presentazione delle domande a fine 1998, ma si è conclusa con la concessione dei permessi solo nel corso del 2000. Infatti, si può stimare che siano state accolte 164.000 domande cui avrebbe dovuto corrispondere un'offerta di lavoro dipendente da parte di un'impresa o una famiglia e quindi un versamento contributivo. (3) L'eccezionale durata della procedura amministrativa (spesso protrattasi più di un anno), oltre ad aver costretto i presentatori delle domande a proseguire nel lavoro nero, può avere in non pochi casi impedito che l'offerta di lavoro si sia tradotta in effettiva assunzione. Ma ciò non toglie che l'impatto della regolarizzazione del 1998­-2000 sull'occupazione dipendente regolare dovrebbe esser stato altrettanto importante di quella del 1996. In attesa dei dati dei contributi versati all'Inps nel 2000, un significativo indice, come già nel 1996, è costituito dal forte incremento dei nuovi libretti di lavoro: nel 1999, a regolarizzazione non ancora conclusa, ne sono stati rilasciati circa 80.000 in più rispetto ai due anni precedenti.

Il crescente inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro regolare nel 1999 è confermato dal nettissimo aumento del flusso degli avviamenti al lavoro registrati dagli uffici di collocamento: quasi il 24% in più del 1998 (vedi la tabella 2), mentre coloro che restano iscritti al collocamento per la prima volta dal 1992 diminuiscono, sia pure appena del 5%. Anche questi dati non tengono direttamente conto dell'ultima regolarizzazione, così come era già accaduto per quella del 1996, poiché in entrambi i casi la procedura di assunzione passava attraverso gli uffici provinciali del lavoro e non gli uffici locali di collocamento e quindi non era rilevata tra gli avviamenti. Va detto, inoltre, che la diversa composizione settoriale degli avviamenti rispetto agli occupati registrati dall'Inps si spiega in due modi:

‑ molti lavoratori possono essere stati avviati anche più volte a un lavoro di breve durata, cosicché tra gli avviamenti risultano sottorappresentati i settori, come l'industria manifatturiera, in cui le occupazioni stagionali ed a tempo determinato sono molto meno frequenti;

‑ le assunzioni per lavoro domestico, anche al di fuori delle sanatorie, sono registrate sempre più solo in parte dagli uffici di collocamento tra gli avviamenti. Quanto al leggero declino anche nei posti di lavoro registrati dall'Inps dopo il 1996, esso può indicare o una saturazione del mercato o una crescente immersione nell'irregolare oppure essere il frutto di un apparente boom nel 1996, quando farsi assumere come domestico/a costituiva un modo per regolarizzarsi risparmiando sui contributi da versare. (4)

 

Tab. 2. Lavoratori non UE avviati per settore economico. In migliaia

 

 

1991

1992

1993

1994

1995

1996

1997

1998

1999

Agricoltura

17

16

17

22

21

28

39

41

5 1

Industria ed edilizia

59

52

31

38

49

57

75

75

91

Lavoro domestico

18

21

131

14

171

71

9

101

8

Altri servizi

181

19

11

12

14

20

29

36

50

Totale

1261

124

85

100

M,

129

172

180

223

 

Fonte: ministero del Lavoro.

 

Anche nel 1999 il contributo degli ingressi regolari per motivi di lavoro alla crescita dell'occupazione dipendente regolare è stato molto limitato, pur avendo segnato un significativo aumento rispetto agli anni precedenti. Benché, in assenza del regolamento di attuazione, nel 1999 non siano state ancora adottate le procedure previste dalla nuova legge sull'immigrazione, bensì quelle più restrittive previste dalla legislazione del 1986 e andate a regime nel 1992, il numero di autorizzazioni all'ingresso per lavoro, che per anni aveva oscillato intorno a 20.000, dopo aver superato i 27.000 nel 1998, cresce oltre i 36.000 nel 1999, con un aumento di circa un terzo ogni anno. Nel primo rapporto si era rilevato come la consistenza di quest'unico canale di ingresso legale per i lavoratori immigrati apparisse ancora meno rilevante considerando la sua peculiare composizione. Tuttavia negli ultimi due anni sono avvenuti importanti mutamenti.

Infatti, come mostra la tabella 3, anche nel 1999 le autorizzazioni hanno interessato quasi solo due situazioni: il lavoro domestico e la provincia di Trento, con contratti di lavoro stagionali in agricoltura e nel turismo. Ma questa peculiare concentrazione, (5) pur restando cospicua, appare in progressiva riduzione: la quota di autorizzazioni nella Regione Trentino‑Alto Adige, che aveva superato il 70% nel 1996, era già diminuita al 50% nel 1998 ed ora scende sotto il 44% nel 1999. Quanto al lavoro domestico, già sceso al 23% nel 1997 e nel 1998, nel 1999 non va oltre il 19%. Con quasi il 15% nel 1999 cominciano, invece, ad assumere un discreto peso le autorizzazioni per lavorare nell'industria e nelle costruzioni, in particolare nel Nord­-Est. Un primo segnale premonitore della forte crescita della domanda che si manifesterà nel 2000, come si vedrà. Per le altre occupazioni e nelle altre regioni, pur con una netta tendenza all'aumento, continua a trattarsi di poche centinaia di nuovi ingressi l'anno, per lo più a tempo determinato.

 

Tab. 3. Autorizzazioni all'ingresso per motivi di lavoro

 

 

1992

1993

1994

1995

1996

1997

1998

1999

Totale

31.629

23.088

22.474

24.246

16.619

20.739

27.203

36.454

Uomini

14.621

11.125

12.086

14.152

11.200

13.235

17.4241

22.765

Donne

17.008

11.963

10.388

10.094

5.419

7.504

9.779

13.68

Tipo di contratto

 

 

 

 

 

 

 

 

Permanente

20.848

16.351

11.775

11.966

4.411

7.447

10.703

14.884

a tempo

10.781

6.737

10.669

12.280

12.208

13.292

16.500

21.570

(di cui Trento)

 

(4.862)

 

(9.990)

(11.227)

(10.981)

(13.024)

(15.040)

Settore economico

 

 

 

 

 

 

 

 

Agricoltura

1.659

2.788

5.777

7.578

8.880

8.449

13.070

16.999

(di cui Trento)

(1.178)

 

 

(7.418)

(8.656)

(7.620)

(10.635)

(11.990)

Industria e costruzioni

3.183

1.479

941

1.050

927

2.258

2.796

5.179

(di cui Veneto)

(981)

 

 

(277)

(235)

(698)

(1.033)

(2.010)

lavoro domestico

21.828

14.555

12.420

10.712

2.591

4.816

6.183

6.795

Turismo

3.398

3.285

2.876

3.762

3.353

4.299

3.952

5.960

(di cui Trento)

(2.474)

 

 

(2.808)

(2.707)

 

(2.442)

(3.171)

altri servizi

295

1.561

981

457

1.135

868

917

1.521

(% Trento)

13,6

23,2