Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati

SECONDO RAPPORTO SULL'INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI IN ITALIA

 

SECONDA PARTE

INSERIMENTO ED ESCLUSIONE: UN ANNO DOPO

 

CAPITOLO 2.6

 

PARTECIPAZIONE POLITICA E RAPPRESENTANZA

 

Introduzione. Un bilancio positivo?

Come abbiamo già evidenziato nel Primo Rapporto [Zincone 2000], la partecipazione politica degli immigrati in Europa si realizza sia attraverso l'adesione ad associazioni, sindacati e movimenti politici, sia per mezzo del voto attivo e passivo a livello locale. Quest'ultima possibilità è ammessa da tempo in alcune tra le più antiche e consolidate democrazie europee come la Svezia, la Danimarca, l'Olanda e l'Irlanda, per citare solo i paesi aderenti all'UE. (1) A questi, come vedremo nel primo paragrafo, si sono aggiunti anche Belgio, Spagna. Gli avvenimenti del 2000, quindi, dimostrano che il voto amministrativo per gli immigrati non è né una stravaganza giuridica né un'eccezione, ma una strada perseguibile ed effettivamente perseguita anche da un paese di cosiddetta recente immigrazione come la Spagna.

Per quanto riguarda l'Italia, di cui tratteremo nel secondo paragrafo, va sottolineato in modo particolare l'attuazione dell'art. 3 della legge 40/98 (art. 3, comma 6, del D.L. n. 286 del 25 luglio 1998, TU sull'immigrazione), e cioè l'istituzione dei Consigli territoriali per l'immigrazione (da ora in poi CT), che prevedono appunto la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni di immigrati attive a livello locale. A distanza di quasi un anno dall'emanazione del Decreto istitutivo (D.P.C.M. n. del 18 dicembre 1999), i CT, la cui presidenza è stata affidata ai Prefetti, sono stati istituiti in tutte le province italiane. Qui di seguito, oltre a segnalare alcune esperienze particolarmente positive, riportiamo anche i primi dati emersi da una ricerca sui casi di Milano, Firenze e Napoli, (2) che evidenziano come i CT, nella loro composizione ed organizzazione, rispecchino sostanzialmente alcune caratteristiche salienti del contesto locale.

 

1. Il diritto di voto amministrativo: le riforme in Belgio e Spagna

Mentre in Italia la proposta di legge costituzionale che aprirebbe la strada al voto amministrativo per gli immigrati non pare aver fatto grossi passi avanti nel 2000, in questo stesso anno Belgio e Spagna si sono avvicinati al gruppo di paesi che in Europa già riconoscono questo diritto ai loro residenti stranieri (vedi tab. 1).

Per quanto riguarda il Belgio, in particolare, la modifica della Costituzione approvata l' 11 dicembre 1998, prevede, al Titolo 2, art. 8, comma 3, che la legge ordinaria specifichi le condizioni per l'esercizio del diritto di voto per i cittadini dell'UE, in conformità agli obblighi e ai trattati dell'Unione, mentre, al comma 4, si introduce la possibilità, sempre per legge ordinaria, di estendere tale diritto ai cittadini di paesi extracomunitari. A tale proposito, però, una disposizione transitoria specifica che la legge in questione non potrà comunque essere adottata prima del 1 gennaio 2001. Di fatto, quindi, se i cittadini comunitari hanno già potuto partecipare alle elezioni comunali dell'8 ottobre 2000, per gli altri l'attesa potrebbe ancora essere lunga. Molto dipenderà dal dibattito parlamentare e dalla volontà politica delle maggioranze di governo, ma in ogni caso l'ostacolo maggiore, e cioè la riforma costituzionale, è ormai superato.

Per quanto riguarda la Spagna, invece, occorre ricordare che già la prima legge sull'immigrazione, ovvero la Ley Organica de Extranjeria del 1 luglio 1985 riconosceva il diritto di voto nelle elezioni locali sulla base però di accordi di reciprocità [Pajares 1999]. Di fatto, questo limite sembra essere stato superato almeno in parte dalla nuova legge sull'immigrazione approvata l'11 gennaio 2000, intitolata Sobre derechos y libertades de los extranieros en España y su integración social. Il titolo 1, all'art. 6, regola proprio la questione della partecipazione pubblica, e prevede che gli stranieri residenti siano ammessi al diritto di suffragio nelle elezioni municipali nei termini stabiliti dalle leggi e dai trattati. La norma sembra essere un compromesso tra le proposte della sinistra (Ni‑Ic, Iu e, in parte, Psoe (3) ), a favore di un pieno riconoscimento del diritto di voto amministrativo per gli immigrati, e quelle della destra (Ciu e PP (4) ), e in ogni caso apre la strada a leggi che definiscano i termini e le modalità concrete di esercizio del suffragio attivo e passivo per i non cittadini [Pajares 1999, p. 272]. Lo stesso articolo, inoltre, al comma 2, stabilisce anche che quanti, seppure censiti in un Comune, non abbiano la possibilità di partecipare alle elezioni locali, possono però eleggere loro rappresentanti affinché prendano parte ai dibattiti e alle decisioni che li riguardano; infine, al comma 4, si afferma anche che i pubblici poteri si adopereranno per favorire l'esercizio del diritto di voto degli stranieri nei loro paesi di origine.

La nuova legge spagnola riserva anche una particolare attenzione al movimento associativo, come dimostra l'art. 62, in base al quale l'amministrazione pubblica deve impegnarsi nel rafforzamento e nella promozione delle associazioni degli immigrati, dei sindacati e delle associazioni non governative che, senza fini di lucro, siano attive nel favorire l'integrazione sociale degli stranieri, e, a tal fine, predisporre programmi che forniscano loro aiuti materiali ed economici. Queste stesse associazioni sono poi rappresentate nel Foro par la Integración Social de los Inmigrantes, istituito con il Real Decreto n. 490 del 7 aprile 1995 presso la Segreteria generale del ministero del Lavoro e degli Affari sociali [Crotta, 2000]. In base alla nuova legge, il Foro assume la funzione di organismo di consultazione e informazione del governo in materia di immigrazione. Esso è costituito da 11 rappresentanti dell'amministrazione centrale, (5)  8 delle associazioni di immigrati e rifugiati, 9 delle associazioni non governative e 3 dei sindacati e associazioni degli imprenditori.

Anche le Comunità Autonome della Catalogna, Madrid e Andalusia hanno istituito dei Fori per gli immigrati assai simili, per funzioni e composizione, al foro nazionale; in Estremadura, invece, è stato approvato un progetto non ancora però realizzato [Crotta, 2000]. In tutte queste istituzioni consultive particolarmente rilevante è la partecipazione delle associazioni degli stranieri, selezionate attraverso un complesso processo di valutazione, che prevede una prima fase di candidatura e una seconda di elezione delle associazioni più rappresentative da parte di quelle ammesse come elettori. Quest'ultima lista comprende anche le associazioni candidate ad entrare nel Foro, dato che i requisiti richiesti per la candidatura sono di solito più esigenti di quelli necessari per essere ammessi alla sola fase elettiva. (6)

 

Tabella 1: Il voto degli immigrati in Europa

 

PAESE

NAZIONALITA'

RESIDENZA NECESSARIA

TIPO DI ELEZIONI

DAL

 

Unione Europea

Danimarca

Tutte

3 anni

Comunali e provinciali

1981

Finlandia

Scandinavi e islandesi

2 anni

Comunali

1981

Irlanda

Tutte

6 mesi

Comunali

1963

 

Britannici

6 mesi

Tutte

1984

Olanda

Tutte

5 anni

Comunali

1985

Portogallo

Lusofoni (reciprocità)

2 anni

Nazionali e locali

1971

revisionata nel 1997

Regno Unito

Cittadini NCW, irlandesi e pakistani

 

Tutte

 

Spagna

Tutte*

 

Comunali

2000*

Svezia

Tutte

3 anni

Comunali, regionali e referendum

1975

 

Altri Europa

Islanda

Scandinavi

2 anni

Comunali

1981

Norvegia

Tutte

3 anni

Comunali e provinciali

1982

Svizzera:

 

 

 

 

Neuchatel

Belgi e francesi

5 anni

Comunali

1849

 

Tutte le altre

10 anni

Comunali

1849

Jura

Tutte

10 anni

Comunali e cantonali

1979

 

Tabella tratta e adattata da: Zincone, 1999.

(*) Nei termini stabiliti dalle leggi e dai trattati.

 

2. Nuovi strumenti di partecipazione in Italia. I Consigli territoriali per l'immigrazione

Come è già stato evidenziato [Zincone 1994] associazioni di volontariato e sindacati rappresentano in Italia due attori chiave nell'offerta di partecipazione rivolta agli immigrati, data sia la loro presenza nelle principali istituzioni che a livello nazionale e locale si occupano di immigrazione, sia la loro disponibilità a farsi portavoce delle esigenze dei lavoratori stranieri nel nostro paese. (7) Nel caso dei sindacati, una tale apertura si è di fatto tradotta in un aumento costante dei tesseramenti: la Cisl conferma un tale andamento anche per il 1999, con 4.672 nuovi tesserati, per un totale di 93.410 iscritti stranieri; anche la Cgil sottolinea il buon andamento delle nuove adesioni da parte dei lavoratori stranieri, anche se l'ultimo dato ufficiale resta quello del censimento interno condotto nel luglio 1999, che ne registrava circa 72.000.

Accanto a questi attori tipici dell'associazionismo italiano, la legge 40/98 però, si pone anche esplicitamente l'obiettivo di coinvolgere l'associazionismo degli stranieri nella programmazione e nella promozione delle politiche locali per l'integrazione degli immigrati, introducendo a tal fine un nuovo organismo di rappresentanza e mediazione degli interessi, i Consigli territoriali per l'immigrazione (art. 3). Vediamo quindi qui di seguito, le tappe che hanno segnato l'istituzione dei CT, per poi passare a un'analisi più approfondita di alcune esperienze locali.

 

2‑a Normativa di riferimento e stato di attuazione

In base all'art. 3, comma 6, del TU sull'immigrazione emanato con decreto legislativo n. 286 del 25 luglio 1998, i CT sono degli organismi di analisi delle esigenze e di promozione degli interventi da attuare a livello locale, in cui devono essere rappresentati le competenti amministrazioni locali dello Stato, la Regione, gli enti locali, gli enti e le associazioni localmente attivi nel soccorso e nell'assistenza agli immigrati, le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro. Nello stesso articolo si precisa che la loro istituzione è subordinata all'emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da adottare in concerto con il Ministro dell'Interno. Infine, l'art. 42, comma 7, rinvia la disciplina delle modalità di costituzione e di funzionamento al Regolamento di attuazione del TU.

Quest'ultimo, emanato con decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 31 agosto 1999, all'art. 57, comma 1, specifica non solo che i CT sono istituiti a livello provinciale, ma anche che è responsabilità del Prefetto assicurarne la formazione e il funzionamento. Sempre in base al comma 1, sono chiamati a farne parte:

a) i rappresentanti dei competenti uffici periferici delle amministrazioni dello Stato;

b) il presidente della Provincia;

c) un rappresentante della Regione;

d) il sindaco del Comune capoluogo o un suo delegato, nonché il sindaco o un suo delegato dei comuni della provincia di volta in volta interessati;

e) il presidente della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura o un suo delegato;

f) almeno due rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dai datori di lavoro;

g) almeno due rappresentanti delle associazioni più rappresentative degli stranieri extracomunitari presenti sul territorio;

h) almeno due rappresentanti degli enti e delle associazioni localmente attivi nel soccorso e nell'assistenza agli immigrati.

Al comma 2 si prevede, inoltre, che alle riunioni possano essere invitati a partecipare i rappresentanti delle Aziende Sanitarie locali, nonché i rappresentanti di enti o altre istituzioni interessati agli argomenti di volta in volta trattati, mentre al comma 3 si specifica che i CT devono operare in collegamento con le Consulte Regionali eventualmente costituite, e che spetta al Prefetto assicurare il raccordo con la Consulta per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie, prevista all'art. 42, comma 4 del TU. (8)

Il via libera alla costituzione dei CT si è avuto di fatto il 18 dicembre 1999 con l'emanazione del decreto istitutivo da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato di concerto con il Ministro dell'Interno in base ‑ come abbiamo visto ‑ a quanto previsto dall'art. 42 comma 7 del TU. Nei primi mesi del 2000, quindi, i Prefetti, a cui il decreto istitutivo ha affidato la presidenza dei CT, ne hanno avviato le procedure per la costituzione, provvedendo in particolare alla nomina dei componenti sulla base delle designazioni avanzate dalle amministrazioni, organizzazioni, enti ed associazioni interessate.

Dal canto suo, il ministero dell'Interno, con una serie di circolari l'ultima delle quali è datata 12 settembre 2000, non solo ha richiamato espressamente l'attenzione dei Prefetti sulla rilevanza «che tale organo assume nell'ambito delle politiche di programmazione che il Governo intende porre in essere per una piena attuazione della nuova legge sull'immigrazione», ma ha anche fornito alcune importanti indicazioni operative. In particolare, i Prefetti sono sollecitati a tenere informata la Direzione Generale dei Servizi Civili del Ministero dell'Interno sulle iniziative intraprese, così da poter individuare quelle che risultino di particolare rilevanza e interesse generale. Obiettivo ultimo è quello di attivare un sito internet sul quale inserire i dati sulla composizione dei CT e sulle attività da questi intraprese, per «rendere partecipi le altre Prefetture su dette attività, al fine di possibili similari applicazioni negli ambiti territoriali di competenza».

 

2‑b Alcune esperienze locali (9)

Come risulta dai dati forniti dal ministero dell'Interno aggiornati al dicembre 2000 (vedi tab. 2), tutte le Prefetture hanno proceduto alla costituzione dei CT, e in molti casi si è già passati alla fase operativa di individuazione delle possibili linee di intervento e di monitoraggio delle problematiche.

E'questo il caso, in particolare, delle Prefetture di Arezzo, Caserta, Lecco, Bologna, Cremona, Livorno e Prato, che hanno dato avvio ad una serie di attività volte a favorire e promuovere la realizzazione della collaborazione interistituzionale, la concertazione tra i vari soggetti presenti sul territorio rispetto all'analisi dei bisogni e delle difficoltà dei cittadini stranieri, la programmazione di politiche di integrazione sociale in campo sanitario, formativo e/o dell'istruzione.

Ad Arezzo, ad esempio, il CT ha promosso l'attivazione di uno Sportello funzionale per l'immigrazione, che dovrebbe costituire una struttura permanente in grado di offrire al cittadino extracomunitario un riferimento ed una guida istituzionale per potersi orientare nella soluzione dei problemi quotidiani causati dalla scarsa conoscenza della burocrazia e della lingua italiana.

Particolarmente interessante anche la proposta del CT di Caserta di istituire una collaborazione in rete tra associazioni di volontariato, Direzione provinciale del lavoro ed Unione provinciale Agricoltori per facilitare l'incontro fra domanda e offerta di forza lavoro stagionale nella provincia. Per far fronte alle necessità di alloggio di questi lavoratori, si è proposto anche l'utilizzo, per il periodo di durata del contratto stagionale, dei fabbricati rurali esistenti nelle aree agricole.

Il CT di Caserta, inoltre, si è fatto carico della prosecuzione del progetto ‑ già attivato dal preesistente Gruppo permanente per i problemi dell'immigrazione ‑ denominato Attività di counselling per stranieri immigrati, diretto a favorire l'accesso ai servizi sanitari garantendo il diritto a una informazione chiara e comprensibile, che tenga conto delle difficoltà aggiuntive che possono complicare la situazione sanitaria dello straniero, dal malessere psicologico alla mancanza di lavoro e di reddito, al degrado abitativo, all'assenza del sostegno familiare, alle diverse abitudini alimentari e le condizioni climatiche. Obiettivo principale, quindi, è quello della costruzione di percorsi più agevoli, volti a facilitare l'accesso degli stranieri alle prestazioni sanitarie. Collegata a questa iniziativa è la diffusione sul territorio di una Carta dei servizi, strumento utile per fornire informazioni ed indicazioni sull'attività e l'utilizzo delle strutture sanitarie.

Il CT di Lecco, invece, ha individuato, quale settore prioritario di intervento quello dell'inserimento dei minori stranieri nelle scuole, da attuare soprattutto attraverso la formazione degli operatori del settore. A tale proposito, si è evidenziata la necessità ‑ emersa in tutti i campi: assistenziale, lavorativo, scolastico, sanitario ‑ di predisporre adeguati servizi di mediazione culturale, che affianchino quanti lavorano quotidianamente con gli immigrati.

Dal punto di vista dell'organizzazione interna dei CT, spicca l'iniziativa della Prefettura di Bologna, che ha predisposto un articolato documento denominato Progetto CO.TER.IM., contenente le linee guida per costruire un sistema integrato di competenze per la gestione degli interventi sul territorio in materia di immigrazione. Tale progetto, presentato già nella seduta di insediamento del CT, si propone di agevolare le sinergie e l'opportuna integrazione dei compiti e delle iniziative delle Amministrazioni periferiche dello Stato, degli Enti locali e degli altri soggetti, pubblici e privati, attivando una rete interfunzionale e interistituzionale di risorse e competenze.

Se i CT di Cremona e di Livorno hanno costituito al loro interno sotto­commissioni (commissione lavoro e formazione professionale, commissione sicurezza e tutela, commissione integrazione sociale, culturale e religiosa, commissione famiglia e tutela minori, commissione alloggi, commissione assistenza socio‑sanitaria) alle quali è stato demandato il compito di predisporre progetti destinati alla promozione di iniziative e interventi specifici, quello di Prato, invece, ha istituito un gruppo di lavoro ristretto denominato Comitato Esecutivo, avente la funzione di stabilire tempi e modalità di regolamentazione dell'attività del Consiglio stesso. Sempre a Prato, particolare attenzione è stata riservata ai problemi della sicurezza sui luoghi di lavoro e del lavoro nero. La collaborazione tra Forze di Polizia, Polizia Municipale, Direzione Provinciale del Lavoro e Azienda Sanitaria locale ha già favorito l'emersione di non poche situazioni di irregolarità, e sicuramente incoraggiante appare la diffusione, soprattutto tra gli immigrati cinesi, di un atteggiamento di maggiore rispetto della legalità.

 

2‑c Una ricerca su tre casi: Milano, Firenze e Napoli

Come abbiamo visto, sia al Nord che al Sud i CT, ad appena un anno dalla loro istituzione, paiono essersi conquistati un ruolo centrale nella programmazione degli interventi locali a favore degli immigrati. Una tale indicazione sembra anche confermata dalla ricerca avviata da G. Zincone e T. Caponio per il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università di Torino, che si propone di analizzare in profondità tre casi specifici, e cioè quelli di Milano, Firenze e Napoli. (10)

In particolare, i tre CT, tutti istituiti tra metà e fine marzo, (11) presentano una composizione simile, ma per certi aspetti anche differente. In tutti i casi, infatti, oltre ai rappresentanti di Provincia, Regione, Comune (nel caso di Milano esplicitamente identificato nell'Assessore alla sicurezza, periferia e decentramento) e Camera di Commercio, previsti per legge, sono presenti anche, tra le istituzioni, i rappresentanti di Questura, Provveditorato agli Studi e Ufficio Provinciale del Lavoro. Nel caso di Napoli, troviamo inoltre il dirigente dell'Ispettorato del Lavoro e il direttore provinciale dell'Inps, mentre in quello di Milano l'Ufficio Provinciale dell'Industria, Commercio e Artigianato (Upica). Ma le differenze più interessanti riguardano le associazioni dei lavoratori e degli imprenditori che siedono nei tre CT. Se in tutti i casi sono presenti i principali sindacati nazionali (Cgil, Cisl e Uil, più Ugl a Milano e Cisal a Napoli), a Milano abbondano le rappresentanze del mondo imprenditoriale e produttivo, presente con l'Assolombarda, l'Associazione Piccole e Medie Imprese, l'Unione Artigiani Provincia di Milano, la Confesercenti della provincia di Milano, l'Unione Commercio, Turismo e Servizi della provincia di Milano, la Confederazione Nazionale Artigianato, mentre a Napoli appare più rappresentato il versante sindacale, con la presenza anche di Anolf, Cgil immigrati e Uil immigrati. A Firenze, tra le associazioni di categoria, sono poi rappresentati anche gli agricoltori, assenti negli altri due CT.

Per quanto riguarda invece le rappresentanze degli immigrati, sia a Milano che a Firenze si è dato spazio alle comunità straniere maggiormente presenti sul territorio, e cioè filippini e marocchini (12) nel primo caso, cinesi, albanesi e senegalesi (13) nel secondo. Nel CT di Napoli, invece, troviamo due associazioni multietniche, l'Associazione Priscilla, che riunisce immigrati di diverse nazionalità, e l'Associazione Daada Ghezo, che si rivolge sostanzialmente agli africani. Di fatto, comunque, i funzionari della Prefettura non escludono la possibilità di includere rappresentanti di comunità specifiche, una volta verificata la loro effettiva rilevanza sul territorio.

Infine, tra le associazioni localmente attive nel soccorso e nell'assistenza agli immigrati, a Milano e a Napoli primeggiano quelle di ispirazione cattolica, e cioè rispettivamente Caritas Ambrosiana, Croce Rossa di Milano e Comunità Nuova Don Gino Rigoldi da un lato, Caritas e Comunità di S. Egidio dall'altro, mentre, nel CT di Firenze, alla Caritas si affiancano Arci, in rappresentanza dell'associazionismo laico e di sinistra, e l'Associazione Progetto Accoglienza come espressione delle esperienze locali.

Per quanto riguarda l'organizzazione interna, in tutti i casi si è deciso di procedere alla costituzione di sottogruppi, in modo da poter meglio organizzare il lavoro operativo. Sia a Firenze che a Milano questi hanno composizione diversa, a seconda delle problematiche analizzate, mentre a Napoli si è adottato il cosiddetto Comitato Ristretto, con un nucleo di membri fissi (il Not, Nucleo di assistenti sociali per le Tossicodipendenze della Prefettura, le organizzazioni sindacali, le associazioni di volontariato, i delegati di Comune, Provincia e dell'Ufficio provinciale del Lavoro) che può essere di volta in volta allargato a seconda dei problemi in discussione.

In tutti e tre i casi i sottogruppi svolgono sostanzialmente una funzione di monitoraggio dei problemi, raccolta delle informazioni, elaborazione di proposte e iniziative da sottoporre al Consiglio allargato. In particolare, nel CT di Milano i sottogruppi sono due e si occupano rispettivamente del monitoraggio dei flussi migratori in arrivo e del monitoraggio degli interventi socio‑assistenziali, mentre in quello di Firenze sono tre, e analizzano le problematiche della formazione professionale e dell'inserimento lavorativo, dell'accoglienza e dell'individuazione dei finanziamenti, dei rapporti con la pubblica amministrazione. A Napoli, invece, obiettivi prioritari del Comitato Esecutivo sono stati individuati: a) nell'alfa­betizzazione di minori ed adulti; b) nell'assistenza sanitaria. Sul secondo punto, in particolare, si sta lavorando a una bozza di un protocollo di intesa con le Asl, per garantire un'assistenza sanitaria uniforme su tutto il territorio provinciale.

Anche a Firenze, la collaborazione avviata nel sottogruppo sull'accoglienza tra Prefettura di Firenze, Regione, Provincia, Comune, associazioni di volontariato e degli immigrati, sta già dando i primi frutti. In particolare, si è affrontato il problema del mutamento dell'utenza immigrata, sempre più composta da famiglie, richiedenti asilo e rifugiati politici, e delle risposte più idonee a questa nuova tipologia di utenti. Sulla base di questa analisi, si è delineato un progetto di accoglienza basato su strutture piccole, flessibili, strettamente agganciate alla comunità locale, e si è individuata una prima struttura nel Comune di Borgo S. Lorenzo. Al momento l'obiettivo del gruppo è quello di passare al progetto operativo e all'apertura di questo primo centro.

Come si può vedere, quindi, i CT, per quanto simili nella struttura e nelle funzioni, di fatto rivelano differenze non solo nella composizione, ma anche nell'organizzazione interna e nelle priorità di azione individuate. E' ancora presto per una valutazione dell'impatto di queste differenze sulle politiche per gli immigrati concretamente intraprese a livello locale, e di sicuro questa sarà uno delle domande principali a cui si propone di rispondere la prosecuzione di questa ricerca.

 

Conclusioni

Se il 2000 non è stato in Italia l'anno dell'attesa revisione costituzionale che potrebbe portare anche nel nostro paese al diritto di voto amministrativo per gli immigrati regolarmente residenti, l'Europa comunque, seppure lentamente, pare muoversi in questa direzione. Infatti, la riforma costituzionale in Belgio e la riforma della legge sull'immigrazione in Spagna, hanno introdotto questa eventualità, anche se in Belgio una legge specifica non potrà essere adottata prima del gennaio 2001.

Nel nostro paese, comunque, non si può neanche parlare di un bilancio totalmente negativo. L'attuazione dell'art. 3 della legge 40/98, e cioè l'istituzione dei Consigli territoriali per l'immigrazione, ha aperto una nuova possibilità di partecipazione per le associazioni attive nella promozione dei diritti degli immigrati, associazioni di stranieri incluse. Queste, infatti, secondo quanto previsto dall'art. 57 del TU, devono essere presenti almeno con due rappresentanti, a cui se ne aggiungono altri due per le associazioni di volontariato italiane. Sebbene sia ancora presto per fare bilanci, la rapida costituzione dei CT un po' in tutt'Italia non può che essere considerato un dato incoraggiante. Come abbiamo visto inoltre, molti CT hanno già avviato una serie di iniziative volte a far fronte ai principali problemi riscontrati sul territorio (si pensi, ad esempio, al lavoro nero a Prato, alla prima accoglienza a Firenze, all'accesso ai servizi sanitari a Napoli ecc.). Resta da verificare se i CT possano costituire una effettiva possibilità di partecipazione per gli immigrati. Al momento, come abbiamo visto nei casi di Milano, Firenze e Napoli, le associazioni di stranieri rappresentante sono ancora poche (due, tre massimo a Firenze) e a Napoli si tratta di associazioni multietniche. In tutti e tre i casi, comunque, i responsabili delle Prefetture si sono detti disponibili a riconsiderare la questione della rappresentanza delle associazioni immigrate, aumentandone il numero qualora se ne verificasse la necessità. Di fatto, i CT, in quanto strumenti dotati di rilevanti poteri operativi sul territorio, non possono che rappresentare arene strategiche per gli immigrati, per cui sarebbe senza dubbio auspicabile aumentarne il più possibile la rappresentanza. D'altro canto, comunque, ciò non toglie la necessità di proseguire anche la strada dell'estensione del diritto di voto amministrativo, diritto di partecipazione individuale per eccellenza, quindi essenziale per una piena integrazione dei singoli all'interno della società di accoglienza.

 

Consigli Territoriali per l'immigrazione

 

Aggiornamento del: 05/12/2000

 

REGIONE

Provincia

Decreto Istituzione

Insediamento

Abruzzo

 

 

 

 

L'Aquila

11 aprile 2000

9 maggio 2000

 

Chieti

26 giugno 2000

da fissare

 

Pescara

08 marzo 2000

17 marzo 2000

 

Teramo

08 maggio 2000

da fissare

Basilicata

 

 

 

 

Potenza

08 maggio 2000

8 giugno 2000

 

Matera

24 maggio 2000

6 giugno 2000

Calabria

 

 

 

 

Catanzaro

31 marzo 2000

22 febbraio 2000

 

Cosenza

21 aprile 2000

16 giugno 2000

 

Crotone

18 aprile 2000

da fissare

 

Reggio Calabria

06 maggio 2000

15 maggio 2000

 

Vibo Valenza

14 aprile 2000

da fissare

Campania

 

 

 

 

Napoli

17 marzo 2000

25 marzo 2000

 

Avellino

09 giugno 2000

da fissare

 

Benevento

09 maggio 2000

15 maggio 2000

 

Caserta

16 febbraio 2000

28 febbraio 2000

 

Salerno

15 maggio 2000

6 giugno 2000

Emilia Romagna

 

 

 

 

Bologna

15 maggio 2000

29 giugno 2000

 

Ferrara

15 aprile 2000

12 maggio 2000

 

Forlì

08 maggio 2000

22 maggio 2000

 

Modena

08 aprile 2000

4 maggio 2000

 

Parma

17 aprile 2000

9 giugno 2000

 

Piacenza

18 marzo 2000

19 aprile 2000

 

Ravenna

30 maggio 2000

da fissare

 

Reggio Emilia

14 marzo 2000

4 aprile 2000

 

Rimini

19 aprile 2000

9 maggio 2000

Friuli Venezia Giulia

 

 

 

 

Trieste

27 aprile 2000

15 maggio 2000

 

Gorizia

11 febbraio 2000

21 febbraio 2000

 

Pordenone

18 aprile 2000

3 luglio 2000

 

Udine

12 aprile 2000

da fissare

Lazio

 

 

 

 

Roma

05 maggio 2000

13 luglio 2000

 

Frosinone

25 maggio 2000

da fissare

 

Latina

07 aprile 2000

10 maggio 2000

 

Rieti

19 aprile 2000

3 maggio 2000

 

Viterbo

21 aprile 2000

16 maggio 2000

Liguria

 

 

 

 

Genova

05 giugno 2000

27 settembre 2000

 

Imperia

11 ottobre 2000

27 ottobre 2000

 

La Spezia

30 maggio 2000

4 luglio 2000

 

Savona

26 maggi