Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati
SECONDO RAPPORTO SULL'INTEGRAZIONE DEGLI
IMMIGRATI IN ITALIA
IMMIGRAZIONE E DEVIANZA
1. Premessa
Il nostro paese sembra vivere un periodo di particolare insicurezza, tanto che gli Italiani, come emerge anche dal sondaggio realizzato dalla Commissione per l'Integrazione e dall'Ispo, collocano la criminalità al primo o al secondo posto come priorità dell'agenda di Governo.
Si assiste, quindi, alla diffusione di una crescente inquietudine nei confronti di categorie e soggetti ritenuti «tradizionalmente» pericolosi». (1) Tra questi senza dubbio si collocano gli immigrati [Barbagli 1998]. Dal sondaggio già citato risulta che molti italiani temono che la presenza straniera nel nostro paese possa provocare un aumento della criminalità e molti legano l'esigenza di adeguate politiche di integrazione proprio al timore di un'«immigrazione criminale».
Evidentemente si tratta di opinioni in parte svincolate
dalla realtà dei fatti: non è detto che effettivamente alle paure manifestate
corrisponda una crescita della criminalità o che tra gli immigrati si registri
effettivamente una maggiore attitudine al comportamento deviante. (2)
Senza dubbio sia le paure degli italiani che l'evoluzione della criminalità immigrata sono da ricollegarsi al più ampio contesto dell'evolversi della devianza in generale nel nostro paese che ha fatto registrare dal decennio 1969‑79 una continua crescita del numero dei reati commessi [Ministero dell'Interno 2000]. La devianza degli immigrati viene, a volte, individuata come l'opposto dell'integrazione. In realtà la situazione appare più complessa [Conti, Strozza 2000]. La devianza può rappresentare una delle possibili vie che si aprono di fronte agli immigrati in mancanza di possibilità di integrazione nella società di accoglienza, tuttavia, talvolta, l'approdo al comportamento deviante passa attraverso complessi percorsi che non portano necessariamente alla totale esclusione (termine che appare più appropriato per indicare la mancanza di integrazione), ma richiedono l'interazione con la società di accoglienza, sia pure con una componente marginale di essa rappresentata dalle persone dedite al crimine. il percorso «deviante» di alcuni immigrati si afferma, così, talvolta come una scelta tra diverse possibilità effettuata dal singolo migrante [Palidda 2000].
La rilevazione «oggettiva» attraverso l'utilizzo di dati ufficiali della devianza degli immigrati non appare semplice e certo non è agevolata dall'esistenza di molteplici fonti ufficiali che forniscono dati sulla devianza sociale degli stranieri non sempre concordanti. (3)
Non è stato previsto, tra l'altro, nessun coordinamento tra le elaborazioni del ministero di Grazia e Giustizia e quelle del ministero dell'Interno al punto che può rimanere di difficile comprensione persino l'attribuzione temporale dei fatti delittuosi; è evidente, infatti, che il numero degli stranieri denunciati nel corso di un anno di riferimento, non corrisponde al numero dei soggetti giudicati, visto che, a meno di giudizi pronunciati con rito abbreviato, il numero dei condannati può riferirsi a manifestazioni criminose verificatesi in anni precedenti [Rosi 2000].
E' necessario, inoltre, ricordare che, nel caso degli immigrati, i dati sulla devianza devono essere interpretati utilizzando con particolari cautele, tenendo conto delle peculiari condizioni di vita di molti stranieri in Italia. A tale proposito si rifletta sulla prudenza necessaria per interpretare il dato che evidenzia una crescente presenza straniera nelle carceri (cfr. sotto). E' necessario considerare che molto spesso la presenza straniera nei penitenziari italiani riguarda immigrati regolari, ma soprattutto clandestini che, non potendo ottenere gli arresti domiciliari, come chi ha una residenza fissa (come accade per la maggior parte degli italiani), sono costretti a rimanere all'interno dell'istituto di pena, come abbiamo osservato nel primo rapporto [Rosi 2000].
Evidenziati quali possono essere alcuni dei problemi che sorgono nell'utilizzo e nell'interpretazione dei dati sulla devianza degli stranieri, nei paragrafi successivi si tenterà di offrire un quadro generale quanto più possibile aggiornato sui comportamenti criminali della popolazione immigrata cercando di dare spazio agli eventi delittuosi che interessano alcuni segmenti specifici di tale popolazione.
2. Clandestinità e rimpatri
Tra i possibili comportamenti devianti ne esiste uno che è caratteristico ed esclusivo della popolazione straniera: l'ingresso e il soggiorno illegale sul territorio italiano.
Probabilmente gli sbarchi clandestini di massa, (4) che rappresentano, comunque, la punta di un iceberg, sono uno degli aspetti dell'immigrazione straniera che più colpiscono la sensibilità e l'immaginario collettivo, anche per la risonanza che ottengono sui mass media: sarà difficile per diverse generazioni di italiani dimenticare l'immagine delle navi‑relitto che portarono centinaia di profughi disperati nel nostro paese. D'altro canto il traffico di «esseri umani» e, più generalmente, il «traghettamento» sulle coste italiane di immigrati clandestini costituisce oggi un'attività criminale organizzata in maniera capillare e con un giro di «affari» stimato sui 15 mila miliardi l'anno. (5) Si può, quindi, parlare di una vera e propria industria dell'ingresso clandestino nel contesto del sistema migratorio irregolare [Cespi, 2000]
Evidentemente non è possibile quantificare con esattezza la popolazione che entra e permane nel nostro paese al di fuori delle norme esplicitamente previste dall'ordinamento. Si può, invece, fornire qualche indicazione di massima sulle persone che tentano di entrare clandestinamente e che vengono individuate.
Dai dati del Ministero dell'Interno emerge chiaramente che nel 1999 (l'anno della crisi del Kossovo) si sono registrati quasi 50.000 sbarchi clandestini in Sicilia, Calabria e Puglia. Nell'ultimo anno, fino ad ottobre, il numero di sbarchi risulta un terzo di quello dello scorso anno e si può supporre che a fine 2000 sarà meno della metà (tab. 1).
Tab. 1 ‑ Clandestini
sbarcati sulle coste di alcune regioni italiane, 1998‑2000
|
Regione di sbarco |
1998 |
1999 |
2000 (fino al 31 ottobre) |
|
|
|
|
|
|
Sicilia |
8.828 |
1.973 |
2.445 |
|
Calabria |
848 |
1.545 |
5.045 |
|
Puglia |
28.458 |
46.481 |
16.553 |
Fonte: ministero dell'Interno
Chiaramente la consistenza delle cifre riportate in tabella
dipende da due diversi fattori: cifre più elevate possono corrispondere sia ad
un aumento dei tentativi di ingresso in Italia, sia, specularmene, ad un'azione
di contrasto dell'immigrazione clandestina più efficace. (6)
Colpisce, comunque, il recente coinvolgimento della Calabria interessata nell'ultimo anno da un numero elevatissimo di sbarchi. Si può supporre che le organizzazioni criminali abbiano «delocalizzato» le proprie attività verso nuove zone a seguito del più intenso ed efficace pattugliamento delle coste tradizionalmente meta degli sbarchi come quelle pugliesi. (7)
La nuova normativa sull'immigrazione ha esplicitamente previsto l'esistenza di centri di permanenza temporanea e di assistenza e l'esistenza di accordi di riammissione con i Paesi di origine degli stranieri. (8)
In Italia negli 11 centri operativi sono disponibili circa 800 posti. (9) Dal 1 gennaio al 20 ottobre 2000 sono stati avviati nei centri di permanenza temporanea e di assistenza 7.552 stranieri. (10) La maggior parte degli stranieri sono stati dimessi per scadenza dei termini a causa delle difficoltà incontrate nell'accertamento dell'identità e della nazionalità dell'immigrato.
Probabilmente il problema della mancanza di posti nei centri
di permanenza temporanea rappresenta una priorità da affrontare nel più breve
tempo possibile, visto che, terminati i posti a disposizione nei centri,
l'unico provvedimento adottabile è quello dell'espulsione con intimazione a
lasciare il territorio nazionale. Altro problema da non trascurare appare
quello degli accordi di riammissione: da una parte si auspica un incremento dei
numero di paesi con i quali sono in vigore degli accordi, dall'altra appare
evidente l'inutilità di accordi che restino privi di una reale efficacia. (11)
3. La devianza degli immigrati e il
territorio
Nel paragrafo precedente si è affrontato il tema di una forma sui generis di devianza propria solo degli immigrati. Come si è avuto modo di dire relativamente al «traffico di clandestini» esistono strette connessioni tra i delinquenti stranieri e la criminalità organizzata italiana [Cespi 2000]. Nonostante venga, infatti, segnalata, l'esistenza sul territorio italiano di organizzazioni a delinquere «etniche» è evidente che la criminalità immigrata si innesta, necessariamente, sul complesso scacchiere della criminalità autoctona preesistente.
Indubbiamente come mostra la tab. 2 negli anni recenti, parallelamente all'aumento della consistenza della popolazione straniera in Italia, è aumentato il numero di stranieri coinvolti in eventi delittuosi.
Tab.2 ‑ Stranieri
denunciati, arrestati e detenuti. Valori assoluti e percentuali sul totale dei
denunciati, arrestati e detenuti, 1990‑2000.
|
Anni |
Denunciati |
Arrestati |
Detenuti |
|||
|
|
v.a. |
% sul totale |
Stranieri |
% sul totale |
Stranieri |
% sul totale |
|
1990 |
32.576 |
7,5 |
11.659 |
18,0 |
4.017 |
15,4 |
|
1991 |
34.876 |
6,9 |
14.947 |
17,5 |
5.365 |
15,1 |
|
1992 |
45.739 |
8,1 |
17.235 |
16,9 |
7.333 |
15,4 |
|
1993 |
60.067 |
9,9 |
22.301 |
19,9 |
8.185 |
16,3 |
|
1994 |
57.080 |
9,0 |
23.062 |
19,0 |
8.647 |
16,9 |
|
1995 |
57.190 |
8,9 |
22.244 |
20,0 |
8.628 |
18,2 |
|
1996 |
71.623 |
10,8 |
24.258 |
21,6 |
9.514 |
19,8 |
|
1997 |
58.981 |
9,0 |
24.202 |
21,1 |
10.489 |
21,8 |
|
1998 |
88.781 |
- - |
26.838 |
- - |
11.973 |
- - |
|
1999 |
93.596 |
- - |
28.067 |
- - |
14.057 |
26,6 |
Fonte: ministero di Grazia e
Giustizia, vari anni
Dalla tab. 2 emerge, tuttavia, che, nell'ultimo decennio, mentre si è registrato un incremento continuo del numero di arrestati e di detenuti, che, in definitiva, ha fatto triplicare la consistenza della popolazione carceraria, nel caso dei denunciati la tendenza non mostra un andamento continuo. Allo stesso modo si registra un peso degli stranieri sul totale di arrestati e detenuti continuamente in crescita, mentre per i denunciati la quota di stranieri varia nel periodo considerato dal 6,9 % al 10,8 % con andamenti altalenanti (tab. 2).
Come è noto, il modello migratorio seguito dagli stranieri è influenzato da molteplici fattori, ma due sembrano in grado di informarlo meglio di altri: il substrato socio‑culturale di accoglienza e la collettività di appartenenza [Conti, Strozza 2000]. Ciò risulta sicuramente vero anche nel caso dell'inserimento in ambito criminale.
In generale il territorio sembra giocare, sempre, un ruolo non indifferente sul comportamento deviante. Sono note le differenze relative ai tassi di criminalità tra grandi città e piccoli centri, così come le differenze tra Nord e Sud rispetto al tipo di reati commessi.
Per almeno mezzo secolo le ricerche sulla devianza hanno mostrato che il tasso di criminalità è direttamente e strettamente correlato con quello di urbanizzazione. (12) Anche per quanto riguarda l'incidenza degli stranieri sul totale della popolazione che commette atti criminali esistono differenze sostanziali a seconda dell'ampiezza demografica dei comuni: la percentuale di stranieri sull'insieme delle persone denunciate è più elevata nei grandi centri che nei comuni di media o piccola dimensione [Ministero dell'Interno 2000]. (13)
Anche tra le grandi città esistono, tuttavia, sostanziali differenze. Come risulta dalla tab. 3 la quota più elevata di stranieri sul totale dei denunciati si registra nelle grandi città del Nord e del Centro (dove con il tempo è cresciuto il peso degli stranieri tra i denunciati), mentre, al contrario, nel meridione l'importanza relativa degli immigrati è molto più contenuta. Può essere interessante notare che in alcune città del Nord per certe categorie di reato gli stranieri rappresentano la maggioranza dei denunciati: a Bologna, Torino e Milano, nel 1999, più del 70% dei denunciati per fissa era di origine straniera (tab. 3).
Nelle stesse tre città risulta anche elevatissima la quota di stranieri sul totale dei cittadini deferiti all'autorità giudiziaria per produzione, traffico e smercio di sostanze stupefacenti; in particolare la situazione appare molto preoccupante a Torino dove nel 1998 oltre l'80% delle persone deferite all'autorità giudiziaria per reati connessi alla droga era di origine straniera.
Come è già cominciato ad emergere dalla tabella precedente, come per altri ambiti ‑ ad esempio quello economico lavorativo ‑ appaiono sostanziali le differenze tra Nord e Sud del paese. Da lungo tempo, studiosi e comuni cittadini ritengono che l'attività criminale sia concentrata nell'Italia meridionale e insulare. Recentemente è emerso che ciò è vero per alcune categorie di reato, come gli omicidi e la criminalità organizzata, mentre la spaccatura risulta meno netta per altre categorie di crimini [Ministero dell'Interno 2000].
Tab. 3 ‑ Percentuali di
stranieri sul totale di denunciati per alcune tipologie di reato in sei grandi
città italiane, 1999 (a)
|
Tipo di reato |
Città |
|||||
|
|
Torino |
Milano |
Bologna |
Roma |
Napoli |
Palermo |
|
Furto (b) |
33 |
59 |
37 |
46 |
8 |
6 |
|
Rapina (b) |
34 |
48 |
39 |
48 |
8 |
4 |
|
Ricettazione (b) |
41 |
51 |
27 |
18 |
3 |
6 |
|
Danneggiamento |
30 |
51 |
52 |
21 |
14 |
10 |
|
Rissa |
72 |
71 |
75 |
51 |
26 |
15 |
|
Inottemperanza disposizioni
delle autor. |
38 |
39 |
77 |
15 |
8 |
2 |
|
Oltraggio, resistenza e
violenza |
52 |
56 |
44 |
34 |
6 |
7 |
|
Prod., traffico e smercio di
sost. stupef. (b) (c) |
82 |
67 |
70 |
36 |
22 |
7 |
Note:
(a) Le percentuali in corsivo
sono calcolate su un totale di meno di 50 denunciati.
(b) I dati si riferiscono al
1998.
(c) Il dato si riferisce alle
persone deferite all'autorità giudiziaria per produzione, traffico e smercio di
sostanze stupefacenti.
Fonte: elaborazioni su
ministero dell'Interno, 2000
Per quanto riguarda gli stranieri si è già visto che le grandi città del Nord sono maggiormente interessate dalla criminalità allogena. Emerge chiaramente che il Nord Ovest, in primis la Lombardia (regione che registra anche il più elevato numero di permessi di soggiorno), è l'area in cui si rileva il più elevato numero di denunciati, arrestati e detenuti stranieri. La seconda regione per numero di arrestati e detenuti di origine straniera è il Lazio, (14) che ha, invece, un'importanza più ridotta per quanto concerne il numero di denunciati (tab. 4).
Osservando la tab. 5, che fa riferimento agli ingressi in carcere dallo stato di libertà dei nati all'estero, (15) si può notare inoltre che nelle regioni del Nord, soprattutto Piemonte Liguria e Lombardia, la quota di stranieri sul totale degli ingressi supera il 50% del totale. Al contrario la stessa percentuale risulta residuale nelle isole e comunque molto contenuta in tutto il Mezzogiorno. Se in altri casi la differenziazione tra l'Italia meridionale e l'Italia settentrionale affonda le sue radici nel diverso grado di sviluppo economico raggiunto dalle due aree, nel caso della devianza, la differenziazione trova ragion d'essere più in fattori sociali che economici.
Tab, 4 ‑ Denunciati,
arrestati e detenuti stranieri per regione di segnalazione, 31‑12‑
1999
|
Regioni/ ripartizioni di segnalazione |
Denunciati |
Arrestati |
Detenuti |
|||
|
|
v.a |
% |
v.a |
% |
v.a |
% |
|
Piemonte |
12.523 |
13,4 |
4.021 |
14,3 |
1.533 |
10,3 |
|
Valle d'Aosta |
360 |
0,4 |
25 |
0,1 |
90 |
0,6 |
|
Lombardia |
21.976 |
23.5 |
5.945 |
21,2 |
2.546 |
17,2 |
|
Trentino‑Alto Adige |
1.823 |
1,9 |
303 |
1,1 |
154 |
1,0 |
|
Veneto |
9.153 |
9,8 |
2.108 |
7,5 |
1.088 |
7,3 |
|
Friuli‑Venezia Giulia |
3.007 |
3,2 |
692 |
2,5 |
363 |
2,4 |
|
Liguria |
5.748 |
6,1 |
1.394 |
5,0 |
741 |
5.0 |
|
Emilia‑Romagna |
9.390 |
10,0 |
2.414 |
8,6 |
1.222 |
8,2 |
|
Toscana |
8.805 |
9,4 |
2.169 |
7,7 |
1.366 |
9,2 |
|
Umbria |
1.173 |
1,3 |
334 |
1,2 |
237 |
1.6 |
|
Marche |
2.371 |
2,5 |
555 |
2,0 |
291 |
2,0 |
|
Lazio |
7.146 |
7,6 |
5.160 |
18,4 |
2.096 |
14,1 |
|
Abruzzo |
953 |
1,0 |
241 |
0,9 |
405 |
2,7 |
|
Molise |
127 |
0,1 |
65 |
0,2 |
70 |
0,5 |
|
Campania |
3.615 |
3,9 |
927 |
3,3 |
560 |
3,8 |
|
Puglia |
2.649 |
2,8 |
752 |
2,7 |
508 |
3,4 |
|
Basilicata |
178 |
0,2 |
58 |
|||