Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati
SECONDO RAPPORTO SULL'INTEGRAZIONE DEGLI
IMMIGRATI IN ITALIA
1 ‑ L'Italia pur
essendo divenuta, ormai da circa un ventennio, un paese meta di consistenti
flussi migratori internazionali continua ad avere una nutrita comunità di
cittadini che risiedono all'estero. Le emigrazioni hanno ampiamente coinvolto
la popolazione italiana sin dalla fine dell'Ottocento. La punta massima di
espatri di nostri connazionali si è avuta nel decennio 1901‑1910 ‑
anni di esodo ‑ quando oltre 6 milioni di italiani andarono a cercare
lavoro e possibilità di sopravvivenza all'estero. In questo periodo e fino al
1920 il flusso migratorio si è rivolto principalmente verso paesi extraeuropei.
Successivamente, soprattutto nel secondo dopoguerra quando maturarono in Italia
le condizioni per nuovi massicci esodi di popolazione, è stata soprattutto l'Europa
ad accogliere i maggior flussi migratori italiani (l'80%). (1)
L'inversione di tendenza verso la riduzione dei flussi migratori dall'Italia verificatasi nel lungo periodo si è manifestata simultaneamente alla progressiva «professionalizzazione» degli stessi: si è visto aumentare infatti il numero dei tecnici e degli operai specializzati che lasciano il paese diretti all'estero; parte di questi prestano lavoro presso i cantieri italiani per lo più in Africa ed Asia, ma, soprattutto, non si può non ricordare il fenomeno che si verifica oggi in alcune città europee e americane: il forte afflusso di studenti e laureati che vanno a specializzarsi e che, in qualche misura, costituiscono poi la nuova «emigrazione» italiana, costituita soprattutto da giovani altamente specializzati.
I dati riportati nella
tabella 1, riguardanti gli italiani iscritti preso le anagrafi consolari
all'estero, delineano, quindi, il profilo di una realtà che in gran rappresenta
il frutto della storia dei flussi emigratori dall'Italia, ma dall'altra è
influenzata dal verificarsi in tempi più recenti di non trascurabili migrazioni
di persone, soprattutto giovani, altamente qualificate. Il numero complessivo
di 3.840.281 italiani iscritti presso le anagrafi consolari, in gran parte di
Germania, Svizzera e Argentina, appare molto elevato e l'importanza di tale
dato risulta fondamentale oggi all'indomani dell'approvazione in via definitiva
della normativa per l'elezione di deputati e senatori nel Parlamento italiano
da parte di italiani residenti all'estero e in vista della prima Conferenza
degli italiani nel mondo.
Proprio a seguito di queste
novità sembra opportuno sottolineare la discrepanza nelle informazioni fornite
dalle diverse fonti che non potrà non essere presa in considerazione nel
momento in cui si arriverà alla compilazione delle liste elettorali.
Se, infatti, gli italiani
residenti all'estero secondo le liste delle anagrafi consolari risultano
3.840.281 (al 1 gennaio 2000), sulla base dei dati diffusi dall'AIRE (Anagrafe
degli italiani residenti all'estero) i nostri concittadini con residenza fuori
dal paese sono 2.748.321 (al maggio 1999): le due fonti fanno, quindi,
registrare una differenza di più di un milione di unità.
Le disuguaglianze tra i dati
riportati dalle due distinte fonti appaiono ancora più evidenti considerando il
caso di singoli paesi. Per l'Argentina, ad esempio, gli italiani residenti
iscritti presso le anagrafi consolari sono più del doppio di quelli rilevati
dall'AIRE. Generalmente si può notare, comunque, che l'AIRE registra un numero
di poco maggiore di residenti all'estero nel caso dei paesi del Nord America e
dell'Australia rispetto alle autorità consolari, mentre, al contrario,
«sottovaluta» rispetto alle anagrafi consolari gli italiani residenti nei paesi
dell'America meridionale.
Tab.1 ‑ Cittadini
italiani residenti all'estero iscritti presso le anagrafi consolari e presso
l'AIRE (Anagrafe degli italiani all'Estero), primi 15 paesi (per le anagrafi
consolari).
|
Paesi |
Iscritti presso le anagrafi
consolari (1gennaio 2000) |
Iscritti nell'AIRE (maggio
1999) |
||
|
|
Valori assoluti |
Valori percentuali |
Valori assoluti |
Valori percentuali |
|
|
|
|
|
|
|
Germania |
662.799 |
17,3 |
444.107 |
16,2 |
|
Argentina |
547.786 |
14,3 |
240.520 |
8,8 |
|
Svizzera |
521.206 |
13,6 |
389.247 |
14,2 |
|
Francia |
373.327 |
9,7 |
347.690 |
12,7 |
|
Brasile |
294.494 |
7,7 |
78.497 |
2,9 |
|
Belgio |
281.170 |
7,3 |
201.477 |
7,3 |
|
Stati Uniti |
225.772 |
5,9 |
240.169 |
8,7 |
|
Gran Bretagna |
148.138 |
3,9 |
126.699 |
4,6 |
|
Canada |
131.952 |
3,4 |
188.100 |
6,8 |
|
Venezuela |
126.553 |
3,3 |
58.175 |
2,1 |
|
Australia |
120.306 |
3,1 |
124.886 |
4,5 |
|
Uruguay |
55.220 |
1,4 |
17.578 |
0,6 |
|
Sud Africa |
38.280 |
1,0 |
19.125 |
0,7 |
|
Cile |
34.997 |
0,9 |
12.289 |
0,4 |
|
Spagna |
32.116 |
0,8 |
25.786 |
0,9 |
|
Altri paesi |
246.165 |
6,4 |
233.976 |
8,5 |
|
|
|
|
|
|
|
Totale |
3.840.281 |
100,0 |
2.748.321 |
100,0 |
Fonte: Ministero degli Esteri,
2000 e Ministero dell'Interno‑AIRE, 2000.
2 ‑ Quanto detto fino
ad ora può essere utile per comprendere la realtà ed alcune delle
contraddizioni di un paese come il nostro caratterizzato da un lunghissimo
periodo di forti flussi emigratori troppa spesso dimenticato. Se è vero,
infatti che l'Italia è divenuto un paese di immigrazione i dati dimostrano,
comunque, che ancora oggi la popolazione straniera regolarmente presente sul
territorio italiano è considerevolmente inferiore alla popolazione italiana
emigrata, più o meno recentemente, all'estero. Al 1 gennaio 1999 la popolazione
straniera in Italia con regolare permesso di soggiorno viene, infatti, stimata
dall'Istat in 1.090.820 persone (di cui circa 223 mila provenienti da paesi a
sviluppo avanzato e 868 mila da paesi a
forte pressione migratoria)
(tab. 2). I dati testimoniano che la popolazione straniera, in possesso di un
permesso di soggiorno, fra il 1992 e il 1999 è aumentata di 442 mila unità (in
media di 63.126 all'anno)
Tab. 2 ‑ Permessi di
soggiorno concessi agli stranieri e stranieri iscritti all'anagrafe al 1
gennaio, anni 1992 ‑ 2000
|
Anni |
Permessi di soggiorno |
Variazioni annuali |
Iscritti all'anagrafe |
Variazioni annuali |
||
|
|
|
assolute |
percentuali |
|
assolute |
percentuali |
|
1992 |
648.935 |
‑ |
‑ |
537.062 |
‑ |
‑ |
|
1993 |
589.457 |
‑ 59.478 |
‑9,2 |
573.285 |
36.223 |
6,7 |
|
1994 |
649.102 |
59.645 |
10,1 |
629.165 |
55.880 |
9,7 |
|
1995 |
677.791 |
28.689 |
4,4 |
685.469 |
56.304 |
8,9 |
|
1996 |
729.159 ‑ |
51.368 |
7,6 |
737.793 |
52.324 |
7,6 |
|
1997 |
986.020 |
256.861 |
35,2 |
884.555 |
146.762 |
19,9 |
|
1998 |
1.022.896 |
36.876 |
3,7 |
992.566 |
108.0Il |
12,2 |
|
1999 |
1.090.820 |
67.994 |
6,6 |
1.116.394 |
123.828 |
12,5 |
|
2000 |
- |
‑ |
‑ |
1.270.553 |
154.159 |
13,8 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
1992‑1999 |
|
441.885 |
68,1 |
|
733.491 |
136,6 |
|
media annua 92‑99 |
|
63.126 |
7,7 |
|
91.686 |
11,4 |
Fonte: fino al 1997: Istat, La
presenza straniera in Italia: caratteristiche demografiche, Roma, 1999; per il
1998, 1999 e 2000: nostre elaborazioni su dati ISTAT.
Note: per il dato anagrafico
la variazione si riferisce al periodo 1992‑2000.
a un tasso medio annuo pari
al 7,7%. Se invece ci si riferisce agli iscritti all'anagrafe nel periodo 1999‑2000
(2) gli stranieri sono aumentati ben
più consistentemente. Nel periodo l'ammontare dei residenti stranieri è
aumentato 733 mila unità (in media di 91.686 all'anno) a un tasso medio annuo
pari al 11,4 %. Nel 1999 si mette, quindi, in luce un fenomeno, già
verificatosi nel biennio 1995 e 1996, che non può non colpire l'attenzione: si
registra un numero di iscritti in anagrafe maggiore al numero di permessi di
soggiorno in corso di validità (si ricorda che gli immigrati illegali non
possono essere iscritti in anagrafe). Tale situazione può essere spiegata dal
fatto che mentre i dati provenienti dal Ministero dell'Interno sui permessi di
soggiorno vengono depurati dall'Istat dei permessi scaduti e di quelli
duplicati, non viene svolta una revisione o un controllo analogo sugli iscritti
in anagrafe da parte dei singoli comuni. E' assai probabile, quindi, che molti
stranieri, non avendo alcun interesse a compiere l'adempimento amministrativo
della cancellazione, restino iscritti in anagrafe anche nel momento in cui
lasciano il nostro paese. Sarebbe davvero importante che i Comuni facessero una
verifica della popolazione straniera iscritta in anagrafe e procedessero quindi
alle cancellazioni d'ufficio degli stranieri iscritti nei registri di
popolazione, ma non più residenti in Italia.
La popolazione straniera iscritta in anagrafe, comunque, è cresciuta (sia pure in parte solo formalmente) dal 1992 al 1999 di 579 mila persone, mentre la popolazione di nazionalità italiana iscritta in anagrafe è passata da 56 milioni e 220 mila a 56 milioni e 496 mila, con un incremento quindi di 276 mila unità, ben inferiore a quello della popolazione straniera.
Per i soli dati anagrafici è
disponibile l'aggiornamento al 1 gennaio del 2000 che mette in luce un
ulteriore incremento degli stranieri iscritti (di circa 154 mila unità)
rispetto all'anno precedente. (3)
Sono numerosi i limiti che impediscono di conoscere con precisione il numero e le caratteristiche del complesso degli immigrati stranieri in Italia, soprattutto tenendo conto dell'impossibilità di avere precise informazioni sull'ammontare e i caratteri distintivi degli stranieri irregolarmente o illegalmente presenti sul territorio. Per quanto riguarda, comunque, la componente legalmente presente sul territorio italiano si può notare che al 1999 il 79,5% dei permessi di soggiorno, cioè 868 mila, sono attribuiti a stranieri provenienti da «paesi a forte pressione migratoria» (definizione adoperata dall' Istat, che qui include i paesi in via di sviluppo‑PVS e i paesi dell'Est europeo), un ammontare che può considerarsi piuttosto contenuto se confrontato in termini assoluti e relativi con quello che si riscontra negli altri grandi paesi europei di immigrazione; il 20,5 per cento degli stranieri, cioè 223 mila, proviene dai paesi a sviluppo avanzato. Nel 1992 questi ultimi erano proporzionalmente di più, il 26,8 per cento, infatti, pur essendo aumentati, negli otto anni considerati, di circa 49 mila unità, il loro peso sul complesso degli stranieri è diminuito perché l'incremento degli immigrati provenienti dai PVS è stato proporzionalmente più forte.
Nei sette anni considerati i
maschi sono cresciuti in media ogni anno di 27.526 persone (ad un tasso medio
annuo dell'5,9%) e le femmine invece di 35.600 (ad un tasso del 10,1 %). La
presenza femminile si è andata, quindi, rafforzando, sia perché vi è un'elevata
domanda di addetti ai servizi domestici e alla cura delle persone (lavori più
frequentemente svolti dalle donne), sia perché risultano sempre più numerosi
ricongiungimenti familiari che portano in Italia anche donne non
necessariamente «lavoratrici». In particolare fra gli immigrati provenienti dai
paesi a forte pressione migratoria al 1992 si avevano 204 maschi per ogni 100
femmine, mentre nel 1999 tale rapporto è sceso a 132 su 100. Le donne,
comunque, continuano a rappresentare una minoranza, sia pure molto rilevante
(il 47%) della popolazione immigrata.
La struttura per sesso si è globalmente equilibrata e, conseguentemente, è cresciuto il numero dei coniugati e degli stranieri con figli a carico, segnale importante questo che potrebbe testimoniare un maggiore radicamento di nuclei familiari sul territorio rispetto al passato. Considerando i dati dei permessi di soggiorno al 1 gennaio del 1992 risultava coniugata solo una quota minoritaria degli immigrati stranieri pari al 40,7%. La percentuale di persone coniugate era maggiore tra le donne (45%), mentre solo il 38% degli immigrati maschi erano sposati. Al 1 gennaio del 1999 la situazione appare notevolmente mutata. La percentuale di coniugati sul totale è del 50,4%; tra le donne la quota di persone sposate arriva al 54,2% mentre continua ad avere minore rilevanza tra gli uomini, pur facendo registrare un notevole aumento (47%). E' evidente che non tutte le persone sposate hanno il coniuge in Italia, ma è verosimile che il notevole incremento di immigrati stranieri coniugati abbia comportato un aumento delle famiglie immigrate presenti in Italia e che, in prospettiva, possa comportare un maggior numero di richieste di permessi di soggiorno per motivi familiari. Sarebbe di fondamentale importanza che i dati del Ministero dell'Interno consentissero anche l'enumerazione delle famiglie e della loro dimensione. Si deve sottolineare, comunque, che a normalizzarsi è la struttura per sesso del totale dei migranti, mentre i singoli gruppi etnici presentano, tuttora, squilibri fortissimi come mostrano i dati della tab. 3.
Ad un estremo della
graduatoria si trovano gli immigrati provenienti dalla Polonia, dal Perù e
dalle Filippine, comunità per le quali si hanno 45‑49 maschi per ogni 100
donne. Come è noto, le donne originarie di tali paesi trovano una collocazione
lavorativa soprattutto nei servizi domestici e nel lavoro di assistenza, come
infermiere, ad anziani e malati. All'altro estremo si collocano gli stranieri
originari del Senegal, con 1.400 maschi ogni 100 femmine, della Tunisia e
dell'Egitto, nelle cui collettività si trovano 360‑380 uomini per
100 donne. Le collettività all'interno delle quali esiste un maggiore
equilibrio tra i sessi sono, invece, quella rumena e quella cinese. Lo
squilibrio fra i sessi, insieme ad altri elementi di eterogeneità
caratteristici dell'immigrazione in Italia, quali ad esempio l'elevato numero
di nazionalità presenti nel nostro paese, sembra richiedere, inevitabilmente,
politiche di integrazione più complesse ed articolate rispetto a quanto avviene
in altri paesi europei dove la popolazione straniera risulta più omogenea e
tale squilibrio meno intenso.
Tab. 3 ‑ Graduatoria della proporzione dei sessi nelle 16 più numerose comunità di stranieri presenti in Italia, permessi di soggiorno, 1 gennaio 1999
|
Paese |
Percentuale di |
Consistenza numerica (v.a.) |
Posizione nella graduatoria generale |
|
|
|
Femmine |
Maschi |
|
|
|
Polonia |
69,1 |
30,9 |
23.258 |
16 |
|
Perù |
68,6 |
31,4 |
23.637 |
14 |
|
Filippine |
67,1 |
32,9 |
59.074 |
3 |
|
Stati Uniti |
66,5 |
33.5 |
45.944 |
4 |
|
Francia |
60,4 |
39,6 |
24.762 |
12 |
|
Germania |
58,8 |
41,2 |
33.836 |
8 |
|
Gran Bretagna |
43,3 |
56,7 |
23.377 |
15 |
|
Romania |
55,5 |
44,5 |
33.777 |
9 |
|
Cina |
46,1 |
53,9 |
41.237 |
5 |
|
Sri Lanka |
43,0 |
57,0 |
27.381 |
11 |
|
Jugoslavia |
39,9 |
60,1 |
36.099 |
7 |
|
Albania |
36,2 |
63,8 |
87.595 |
2 |
|
Marocco |
26,8 |
73,2 |
128.297 |
1 |
|
Tunisia |
21,5 |
78.5 |
41.137 |
6 |
|
Egitto |
20,7 |
79,3 |
23.811 |
13 |
|
Senegal |
6,7 |
93,3 |
31.420 |
10 |
Note:
(a) l'aggregato comprende
ancora una certa quota, non quantificabile, di individui degli altri Stati
della
ex Jugoslavia.
Fonte: elaborazione propria su
dati Istat
L'analisi dei motivi per la
richiesta dei nuovi permessi di soggiorno, avanzata nel 1998, indica come i
migranti provenienti da paesi come il Marocco, l'Albania, la Cina alimentino
negli anni più recenti una immigrazione a carattere stabile molto di più di
quanto avvenga per i migranti provenienti dalla Polonia o dalla Russia (tab.
4). Per le prime di queste comunità infatti il motivo prevalente è costituito
dal ricongiungimento alla famiglia, mentre per le ultime sono di più le
richieste per motivi di lavoro. Questi dati consentono anche di notare come
siano molto pochi ‑ 22 mila su 111 mila, il 19,5 per cento ‑ le
richieste di soggiorno per motivi di lavoro, contro un numero non trascurabile
di richieste per motivi di studio o religiosi (15 mila, il 13,7 per cento).
Evidentemente ancora adesso i meccanismi delle leggi e dei regolamenti
sull'immigrazione straniera in Italia non sono tali da consentire un più
nutrito arrivo e permanenza di lavoratori.
Se si guarda il dato riferito
al 1999, anno per il quale non è disponibile la disaggregazione per paese di
provenienza, si può notare una contrazione della quota dei permessi di
soggiorno rilasciati per motivi di famiglia ed una leggera flessione della
percentuale di permessi concessi per motivi di lavoro. Se si prendono in
considerazione i dati assoluti si può notare, tuttavia, che il numero di
permessi per motivo di lavoro rilasciati nel 1999 è superiore a quello dei
nuovi permessi emessi per lo stesso motivo nel 1998 (24.188 contro 21.638) e
che i permessi rilasciati per motivi familiari sono diminuiti di sole 258 unità
passando da 45.496 nel 1998 a 45.238 nel 1999. La contrazione relativa che si
registra è quindi, imputabile, soprattutto, all'accresciuto numero, in termini
assoluti, dei nuovi permessi per «altri motivi». Si ricorda in
particolare che l'Italia, a seguito della crisi in Kossovo, ha rilasciato
18.731 permessi per protezione temporanea.
Tab. 4 ‑ Graduatoria
decrescente della percentuale, ordinata secondo i motivi di famiglia, di
richieste del permesso di soggiorno dei nuovi immigrati nel 1998, per alcuni
paesi o per area di provenienza
|
Paese/ Area |
Percentuale (b)
di richieste per |
Consistenza numerica |
||
|
|
||||